Pubblicato da: Paolo | 22/10/2016

Tre cose da fare per crescere attraverso le nostre credenze

tristezza

Ultimamente sto riflettendo molto sul ruolo delle credenze per la nostra evoluzione. Non solo limiti, esse rappresentano in realtà un grande potenziale… che basta sapere come utilizzare! E qui spieghiamo come.

Il circolo vizioso della profezia che si autorealizza

Chi di noi ha frequentato corsi, seminari o incontri di formazione, avrà spesso sentito dire che le proprie credenze o convinzioni, se coltivate troppo a lungo, rischiano di portarci a una cristallizzazione del processo di crescita, o perlomeno di impantanarci in quella zona di comfort che rappresenta l’antitesi di ogni miglioramento o evoluzione positiva.

Questo è vero nella maggior parte dei casi: gli schemi alla base delle credenze in effetti possono essere fortemente limitanti, in quanto ci relegano in un rigido circolo che inizia da una previsione basata su ciò che già si conosce, o sulle esperienze trascorse, e dalla conseguente aspettativa che tende ad autorealizzarsi.

Un circolo limitante da cui a volte è davvero molto difficile uscire.A tutti voi sarà capitato di parlare con una persona in stato di difficoltà. Supponiamo che abbia appena subito una perdita economica. Per cercare di portare aiuto magari proviamo a suggerirgli dei modi per guadagnare più denaro, e quello che otteniamo è una serie di “non si può fare”, “è impossibile” o, più aggressivamente “te lo scordi che io possa fare questo!” oppure “non ho più vent’anni”. Per inciso, come se a vent’anni uno potesse davvero edificare delle basi importanti per la propria vita!

In questo esempio quindi cerchiamo di portare aiuto a una persona che si trova dietro a un vero e proprio muro costruito con le proprie credenze negative, che quindi non può accogliere dentro di sé nuovi spunti di crescita. Il soggetto rimane attaccato alle sue credenze (negative) e non si schioda di un millimetro dalla sua posizione.
In un caso come questo potrebbe risultarci impossibile far uscire, dopo un lungo colloquio, un “beh, magari proverò a fare così”, oppure “mi stai dando un ottimo spunto”. Spesso, in conclusione dei nostri sforzi, non ci rimane l’espressione facciale del nostro interlocutore  ad esprimere impazienza se non vera e propria insofferenza.

Quindi?

Che cosa fare per crescere attraverso le nostre credenze

biologia-delle-credenze

Le credenze influenzano il nostro aspetto fisico e il nostro modo di funzionare, anche a livello fisico. Come spiega il biologo statunitense Bruce Lipton con il suo modello denominato “biologia delle credenze” ci mostra come ciò che riteniamo di noi e del mondo può incidere in maniera importante sulla componente epigenetica, quella cioè modificata dagli stimoli che si ricevono dall’ambiente.

Una componente intessuta di credenze, sia quelle negative (ossia che vanno in direzione di un livellamento o di una limitazione del proprio potenziale di crescita) che quelle positive (quelle che ci consentono di crescere).

Non ci sfugge la loro potenzialità anche nello sviluppare delle problematiche a livello psicologico, o addirittura dei sintomi o malattie sul piano fisico, il testo di Lipton  sopra citato è più che eloquente.

La prima azione quindi è: individuare e riconoscere le proprie credenze, visto che sono in grado di avviare, strutturare e mantenere in noi certi schemi energetici e funzionali, sia a livello fisico che emozionale e mentale.

Quindi: mi osservo e individuo una per una le varie credenze dentro di me.

Può essere utile tenere un diario, suddiviso magari per ambito della vita (rapporto con il proprio corpo, relazioni, lavoro, vita sociale, le proprie passioni…), in cui andare a riportare le scoperte che si fanno su come applichiamo le nostre credenze in questi differenti ambiti.

 

Il secondo passo consiste nello smontare pezzo per pezzo le nostre credenze verificandone la realtà o la coerenza rispetto alla nostra situazione. Si tratta in sostanza di prendere le distanze da ciò che crediamo, come se noi stessi agissimo da avvocati difensori della nostra parte più saggia

Nell’esempio precedente:

(Credenza: non si può fare) Siamo sicuri che questa nuova attività non si può fare?

(Credenza: te lo scordi che io faccia questo, non ho più vent’anni) Siamo sicuri che a vent’anni avrei percorso meglio, con maggiore efficacia questo cambiamento?

E in più, sempre sul discorso dei vent’anni….

Siamo sicuri che non avere responsabilità sia una condizione più favorevole per fare un cambiamento rispetto alla necessità di mantenere se stessi e la propria famiglia?

Una volta che ci rendiamo conto dei limiti di queste credenze, attraverso questo autoesame, esse perdono la presa su di noi, all’inizio anche solo per un istante. Contemporaneamente cominciamo a gustare la magia di trovarci al di fuori dei nostri confini, dove si può cominciare a concepir qualcosa di diverso da ciò che si è (sempre) fatto

Dopo aver riconosciuto il potere (che non è più strapotere) e il ruolo delle credenze dentro di noi, siamo quindi pronti per la terza fase, quella risolutiva, di cui darò dovizia di particolari nel prossimo post.

 

 

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