Pubblicato da: Paolo | 03/04/2019

Se sei vegano, leggi questo

Uno dei motivi che a volte spinge alcuni a praticare un’alimentazione vegana è di ordine morale: non voler più contribuire alla sofferenza degli animali, spesso credendo che una pianta sia insensibile, e quindi che non soffra se tagliata o estirpata. Siamo sicuri che sia proprio così?

Difesa chimica

Innanzitutto focalizziamo il fatto che le piante sono esseri viventi che non dispongono di movimento veloce: sono ancorate al suolo. Già solo questo dovrebbe farci pensare che la loro sensibilità rispetto ai pericoli possa essere più elevata di quella degli animali; probabilmente per molte specie una forma di raffinata creatività è l’unica facoltà per ricevere informazioni e operare eventualmente dei cambiamenti.

In effetti, se arriva un predatore che vuole cibarsene, come può difendersi un albero?

In alcuni casi i botanici hanno evidenziato vere e proprie strategie di guerra, con lancio di liquidi fastidiosi nei confronti degli insetti aggressori o, all’opposto, la produzione di sostanze zuccherine per attirare le formiche in grado di difenderle da questi ultimi. E già questa è una dimostrazione di capacità strategica e intelligente che ci fa ritenere le piante esseri senzienti a pieno titolo.

Ma esistono almeno altri meccanismi, recentemente scoperti, che dimostrano l’elevatissima sensibilità delle piante.

Fiori e campi elettrici

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Da uno studio recente (http://phys.org/news/2013-02-bees-electrical-fields.html ) risulta che i fiori e le api hanno una interazione anche dal punto di vista elettromagnetico: gli insetti sarebbero in grado di distinguere l’intensità del debole campo elettrico di una pianta (che è caratterizzata da deboli cariche elettriche negative) e che si presenta modificato se è già stata visitata da un ape o da un altro insetto impollinatore. Non solo: posizionando elettrodi negli steli delle Petunie, i ricercatori hanno dimostrato che, quando atterra un ape, potenziali cambiamenti avvengono nel fiore e rimane così per diversi minuti. Questo potrebbe essere un modo con cui i fiori dicono alle api che una di loro è stata recentemente in visita.

Quindi la sensibilità delle piante è talmente sofisticata da saper come variare il proprio campo elettrico, per segnalare il proprio status!

L’intranet vegetale

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Una delle migliori difese elaborate dai vegetali è senz’altro, all’interno dei boschi e delle foreste, la creazione e l’utilizzo di una formidabile rete di comunicazione. Le piante sono permanentemente collegate tra loro e, al sopraggiungere di un potenziale minaccia (che può essere anche un essere umano in innocente passeggiata ritemprante) la prima che se ne accorge avverte tutte le altre.

Le piante hanno a disposizione una rete di connessioni creata dai funghi (la micorriza) che portano non solo molti dei nutrienti a loro indispensabili, ma informazioni e aggiornamenti rispetto a pericoli (parassiti o altro).

In un esperimento svolto nella British Columbia, in Canada, ricercatori hanno mappato le connessioni della rete fungina (la micorriza) e scoperto che un albero è collegato con altri 47 alberi! Il modello mostra che quando un albero è rimosso dalla foresta, questo causa una notevole perdita di informazione negli altri alberi. Se volete saperne di più , potete vedere questo video della National Geographic.

Gli occhi vegetali

Un altro aspetto notevole è la capacità ipotizzata di alcune specie di percepire addirittura delle immagini.

E’ il caso ad esempio della Boquilla Trifoliata, una liana che cresce nelle foreste del Cile, che cambia la forma delle sue foglie imitando quelle dell’albero attorno alle quali cresce. Il botanico Ernesto Gianoli osservò ad esempio nel 2013 diversi esemplari di Boquilla imitare perfettamente le foglie di diversi alberi attorno a cui si era avvolta!
In questo caso una delle ipotesi avanzate è quella che le piante avrebbero anche la capacità di formare e riconoscere delle immagini grazie alla forma convessa di alcune cellule dell’epidermide. Di questo ne parlò anche Francis Darwin, figlio del famoso Charles, e il botanico inglese Harold Wager (1862-1929) che produsse addirittura delle immagini utilizzando queste ultime; inoltre Haberlandt produsse una teoria per spiegare la visione delle piante.

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Un esemplare di Lithops. credit: Luis Fernández García L. Fdez – Opera propria, CC BY-SA 2.1 es, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=356585

In altri casi sappiamo che le piante della specie Lithops possono cambiare forma e colore per assomigliare a delle pietre; inoltre è nota la reattività delle specie carnivore in grado di catturare piccoli insetti.
Su questo potete leggere l’ottimo libro Plant revolution (le piante hanno già inventato il nostro futuro) di Stefano Mancuso.

Ancora convinti che le piante non soffrano se maltrattate?

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