Pubblicato da: Paolo | 31/07/2017

Turista, pellegrino o iniziato?

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A tutti noi è capitato di entrare più o meno distrattamente in una chiesa o in un luogo sacro, ma esistono degli approcci che ci permettono di fruire maggiormente delle loro qualità energetiche.

Sorpresi dalla pioggia durante una passeggiata, in vacanza, o magari nella pausa di un viaggio di lavoro, siamo entrati in una chiesa o in un antico luogo di preghiera, rimanendoci per qualche manciata di minuti. Giusto il tempo di far spiovere, di prendere un po’ di fresco o al massimo di farsi un’idea generale del luogo. Ci siamo magari soffermati a leggere qualche indicazione, e abbiamo scattato qualche foto per poi uscire e riprendere il flusso della nostra vita. Di questa esperienza magari conserveremo un nebuloso ricordo, destinato a scomparire, sovrascritto da altri ricordi più ingombranti.
Ma ben altro avremmo potuto ricavare da una esperienza di questo genere.

L’esempio delle nostre chiese

In questo post parlerò soprattutto del luogo sacro come chiesa cristiana, ma le considerazioni valgono anche, in gran parte, per altre tipologie di luogo sacro, come i monumenti megalitici o altri, di più recente costruzione.

 

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La chiesa, dalla cattedrale al santuario di montagna, è stato il “libro di pietra” per molte generazioni di coloro che ci hanno preceduto.

Il popolo, che poteva contare soltanto su uno scarso o assente livello culturale, si limitava ad apprendere gli episodi del’Antico e Nuovo Testamento o ad ammirare la bellezza e l’imponenza delle costruzioni delle strutture, la drammaticità degli affreschi, la preziosità di sculture e arredi.

Invece gli amministratori del culto, gli iniziati alla dottrina e alla ritualità della religione in vigore, hanno sempre potuto contare sulle energie del luogo per riottenere periodicamente i favori del divino, o confermare il loro status e il loro potere grazie all’utilizzo consapevole delle qualità energetiche disponibili.
Durante la messa i capi e i popolani, trovandosi all’interno della chiesa e nell’ambito della medesima cerimonia, vivevano dunque l’esperienza in due distinte dimensioni, traendone effetti molto diversi.

Vediamo in quali tre modi diversi possiamo far esperienza dei luoghi ad alta energia che siano stati oggetto di sacralizzazione.

Il turista

Il turista, rappresentante della tipologia più diffusa di frequentatore dei luoghi sacri, entra nel santuario, sosta a lungo nella parte iniziale e poi compie una serie di esplorazioni delle navate, del coro, sostando brevemente e rispettosamente nella zona dell’altare e, dopo aver scattato le sue fotografie (che al 90% non rivedrà mai più) se ne esce uguale a come è entrato.

Il pellegrino

La seconda modalità di fruizione di un luogo sacro è quella del pellegrino, inteso in senso lato come colui che ascende al santuario per ascendere interiormente.
Anche noi moderni possiamo appropriarci di alcuni elementi della dimensione sacra,
Un luogo sacro, che in quanto tale è anche luogo ad alta energia può essere in questo caso fruito passivamente o in modo attivo.
Nel primo caso si va nella chiesa per chiedere e ricevere energie di rigenerazione fisica, o il sostegno e l’aiuto nella risoluzione di problemi contingenti.
Nel secondo caso, più raro, vi si entra per rivolgere un’offerta al divino, per un ringraziamento per aver raggiunto un determinato risultato, oppure, molto raramente, per celebrare la nostra felicità o per chiedere un maggiore sviluppo spirituale. E’ normale utilizzare la prima modalità quando ci si sente in stato di bisogno, mentre la seconda è riservata ai momenti in cui si è più forti.
Questo è in sostanza il modo con cui il pellegrino interessato a un’esperienza interiore può accedere a molti dei segreti riservati agli iniziati, a condizione che il suo spirito sia libero e il suo cuore sia puro.
Grazie al suo percorso all’interno del santuario, soffermandosi nei punti che lo richiamano maggiormente, e osservando se stesso e le proprie reazioni, può scoprire molti aspetti di se stesso non così evidenti nello stato di coscienza di ogni giorno. Nello sperimentare le sensazioni diverse che si possono avere all’interno della chiesa può comprendere lo stato del proprio corpo, ma anche dei propri corpi sottili.
Generalmente la parte iniziale della chiesa ci permette di sbloccare il mentale, operando una sorta di stacco con la realtà esterna, e quella più vicina all’altare ci consente di connettere le dimensioni più elevate in cui viviamo con quelle più dense che percorriamo nella nostra quotidianità.

La deambulatio

Alcuni hanno paragonato la chiesa a un motore elettrico in cui l’edificio sacro è la parte fissa, chiamata statore, mentre i pellegrini e gli iniziati, con il loro movimento, più o meno consapevole, ne costituirebbero la parte mobile (rotore).

La pratica della deambulatio prevede che il pellegrino faccia diversi giri all’interno della chiesa in modo da fruirne a poco a poco le energie, per potersi preparare, in una sorta di ginnastica energetica sottile, all’incontro con le energie di ordine superiore che risiedono nel cuore energetico del luogo sacro.

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Di questo ne parla diffusamente Stéphane Cardinaux nella sua monumentale opera Géométries Sacrées, in cui riporta gli effetti bioenergetici sopra esposti.
La pratica buddista prevede ad esempio che il pellegrino faccia un numero dispari di giri attorno al tempio prima di entrarvi.

L’iniziato

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Un luogo di trasmutazione radicale: la Chiesa di S. Orso ad Aosta

L’iniziazione, paragonabile a una seconda nascita, deve essere preceduta da un processo di dissoluzione dell’esistenza precedente. Egli deve morire a se stesso, passando dalla sua ordinaria modalità di esistere, vincolata nello spazio, nel tempo e nel principio di causa ed effetto (con tutta la relativa serie di istanze sul piano emozionale e mentale e insieme di credenze), alla morte, intesa come passaggio a un livello di coscienza superiore. A questo livello, oltre alla possibilità di esercitare la propria Vera volontà, è possibile prendere atto che la sincronicità è il principio conduttore e l’indicazione continua della direzione del vivere. Si va verso una modalità esistenziale nella quale lo spirito, il divino non è più solo un concetto astratto, ma una dimensione attivo che ci sostiene e dà ragione di ogni cosa che è.

Morire a se stessi significa rinunziare alla propria imperfezione in vista di un’evoluzione verso piani di esistenza oltre le contraddizioni e le ambiguità che contraddistinguono il nostro vivere sulla terra.

In questo caso il percorso nella chiesa diventa insieme metafora e cammino iniziatico, anche dal punto di vista energetico.

L’iniziato, che può essere un ecclesiastico, o un laico istruito ai segreti iniziatici del luogo, viene chiamato a svolgere, spesso in gran segreto nella propria interiorità, una serie di operazioni ben descritte dall’alchimia, volte a trasmutare la pesantezza del proprio vissuto in Oro e a distillare la propria vera essenza.

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Allegoria dell”Alchimia a Notre Dame de Paris. Dal blog di Roberto Zamperini

Ma anche il pellegrino interessato a un’esperienza interiore può accedere a molti dei segreti riservati agli iniziati, a condizione che il suo spirito sia libero e il suo cuore sia puro.
Grazie al suo percorso all’interno della chiesa, soffermandosi nei punti che lo richiamano maggiormente, e osservando se stesso e le proprie reazioni, può scoprire molti aspetti di sé e operare come un alchimista sule proprie strutture interiori cristallizzate. Nello sperimentare le sensazioni diverse che si possono avere nella chiesa può comprendere lo stato del proprio corpo, ma anche dei propri corpi sottili.

Ma come si può ottenere tutto questo?
Occorre, oltre a una sincera motivazione e al desiderio profondo, quasi un bisogno di superare i propri angusti confini dell’ego. Una buona guida può aiutare a prendere le prime misure per poi fare l’esperienza che, in quanto esperienza interiore, può essere fatta esclusivamente in modo individuale.

Anche i livelli di lettura sono triplici

Ogni luogo ha i suoi segreti, e il solo fatto di cercare di scoprirli ci permette di mettere in moto tutta una serie di risorse in una sorta di entusiasmante quête du Graal personale, da svolgere nella chiesa o nel santuario, che già da sola ha la potenzialità di far emergere in noi una serie di sensazioni e di veri e propri nuovi sensi. In particolare il luogo, e le sue simbologie, possono essere letti a tre livelli differenti, che descriverò in un prossimo post.

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Responses

  1. Grazie di questo post. Attenderò con ansia il seguito.
    Ciao, D.

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    • tra qualche giorno arriva!
      Grazie per il tuo feed back.

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  2. grazie per questo bellissimo articolo! li leggo tutti con interesse ma questi sui luoghi ad alta energia mi danno una grande gioia.
    conto di ritornare presto a visitare la basilica delle Tre Fontane, qui a Roma, che sin da bambina mi donava un benessere immenso. seguendo le tue indicazioni proverò ad ascoltare l’energia e i messaggi che arrivano..
    grazie!

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    • Meraviglia, Roma la sento come la mia seconda città, dato che ci sono stato ormai una decina di volte e ogni volta sperimento un senso di famigliarità sempre crescente. Questa chiesetta non la conoscevo, la prossima volta che vengo nella Capitale non mancherò di visitarla! fammi sapere cosa scoprirai. Grazie per la tua condivisione!

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  3. Interessante. Mi ha ricordato anche il libro “Pietre che cantano” di Marius Schneider

    https://www.amazon.it/Pietre-cantano-chiostri-catalani-romanico/dp/887710645X/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1502707420&sr=8-2&keywords=marius+schneider

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    • Molto interessante quel testo, è nell’elenco delle mie prossime lettureX!

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