Pubblicato da: Paolo | 27/07/2016

Sei un collezionista di illusioni? (2)

Oggi terminiamo la descrizione del Collezionista, di una delle più temibili categorie di aspiranti alla (facile) illuminazione, per vedere se anche noi ne facciamo parte, e trovare il modo di uscirne (se lo si desidera).

Prima di inoltrarsi nella lettura di ciò che segue, invito chi non lo avesse ancora fatto a leggere il post precedente, che inquadra il problema e fornisce i primi due criteri concreti per il riconoscimento del Collezionista.

Ricordo nuovamente che la descrizione che completo in questa seconda parte è da intendersi in modo leggero, ironico, anche se serio, per il motivo che vedremo alla fine.

Come riconoscere il Collezionista

Ecco altri tre criteri per l’individuazione del Collezionista.

Terzo criterio: Il Collezionista cambia spesso maestro, guru, o scuola di pensiero. Tutte le volte che il lavoro su di sé lo porta a contatto con i suoi blocchi più profondi e spaventevoli, dato che l’autostima in questo soggetto non è mai a livelli elevatissimi.

Nella convinzione di non poter affrontare  “il Karma della salute/del cibo/degli affetti” oppure “quella cosa che mi tengo tanto segreta ma che tanto è inutile che io racconto, in quanto non la posso cambiare e tu non ci puoi fare nulla“, il nostro Collezionista sarà costretto a cambiare maestro, guru, o scuola di pensiero che gli consegni una soluzione semplice, indolore, rapida, possibilmente nell’arco del prossimo week end (che lunedì devo ritornare a lavorare e la sera devo uscire con gli amici).

E qui nasce lo stress che caratterizza interiormente il Collezionista: cercare il prossimo guru o metodologia a prova di bomba per evolvere senza fatica!

Quarto criterio: il Collezionista non fa mai obiezioni ai seminari. Per lui (o lei) è essenziale credere che il nuovo maestro o gesùpersonale di turno sia da considerare il migliore di tutti i precedenti, in modo da confermare in sé l’illusione che il proprio percorso sia in evoluzione e che abbia maturato ormai grandi competenze tipiche di chi “sa scegliere”.

Il Collezionista crede fermamente, ed è molto bravo nello sbandierarlo a tutti, che nei primi passi del proprio percorso, è inevitabilmente caduto preda di falsi maestri e di cantonate magistrali. Ora, però, sta procedendo alla grande e gode delle raffinate esperienze evolutive tipiche di uno che “ha esperienza” e “ha capito”.

Quando riesco a parlare di nuovo con mio padre dopo dieci anni di litigi, scoprendo una persona di valore che ha fatto delle scelte dettate dalla necessità e dalla volontà di non danneggiarmi (ecco perché ha abbandonato la mamma)

Quando finalmente riesco a stare nell’ascensore e arrivare fino all’ultimo piano , quando prima solo vedere quelle due porte scorrevoli mi imperlava la schiena di sudore freddo (da bambino sono rimasto chiuso dentro per un’ora)

Quando riesco a vedere nel capufficio soltanto un essere umano con grandi carenze e frustrazioni, e a cui ho deciso di dare la mia energia personale, e a sentire compassione per lui, invece che denigrarlo davanti alla macchinetta del caffè con il collega che si trova con me suo malgrado 

 Allora sì che c’è evoluzione…

Quinto criterio: ciò che è costoso o straniero funziona meglio. Normalmente i criteri che il Collezionista usa nella scelta del prossimo maestro sono i seguenti:

a) La provenienza: se viene da fuori Italia è più valido; se parla una lingua incomprensibile (tipo lo slang della periferia di Calcutta) e ha un traduttore ancora meglio.

b) Il costo: se costa tanto allora vale (ecche… non sono mica scemo, a farmi rapinare: è che lui è il meglio che c’è sulla piazza). In questo caso voglio spezzare una lancia per il collezionista che in effetti non lesina un certo esborso per qualcosa che crede di valore, dato che di solito ciò che realmente è di valore in effetti costa, e spesso può avere un prezzo alto.

Ma non è detto il contrario (se costa, vale)!

c) La bellezza fisica del relatore: se è bello, affascinante (magari un po’ tenebroso per gli uomini e un po’ etereo per le donne), non guasta…

Siamo tutti un po’ Collezionisti!

In conclusione, ribadisco ancora una volta che queste tendenze le abbiamo un po’ tutti, specialmente all’inizio di un percorso di autoconsapevolezza. Dopo le prime esperienze, l’ego spirituale si alza e cerca di fregarci convincendoci che abbiamo capito tutto, che il grosso del lavoro è già fatto e che ormai è solo questione di rifiniture.

Uno dei freni maggiori del collezionista è proprio l’ego, l’io piccolo traumatizzato, limitato, pauroso e manipolatore che cerca di controllare le istanze della nostra parte più profonda (l’Io grande).

La soluzione è: fare tutto ciò che il Collezionista non farebbe al posto nostro!

Facile a dirsi….

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