Pubblicato da: Paolo | 10/02/2015

Anche tu confondi l’astrale con lo spirituale? (2) – L’ego spiritualizzato

In questo post, che segue quello precedente, parliamo della necessità di riconoscere, sviluppare e integrare tutte le parti del sé, se si desidera conseguire alte vette spirituali.

Il corpo astrale e i mondi spirituali.

imageConcepire l’essere umano composto da diversi livelli dimensionali, o corpi sottili, a ciascuno dei quali corrisponde una specifica esperienza vibratoria, è una visione che trovo estremamente concreta e in grado di dare risposte affidabili. Tant’è che, nella prova “sul campo”, ossia nella pratica, mi ha sempre dato ottimi risultati.

I corpi si differenziano per la diversa qualità, o densità energetica, della materia sottile di cui sono costituiti. Quello che differenzia i diversi livelli, o piani, non è l’ubicazione in qualche luogo, ma la loro natura vibrazionale. In altre parole, essi possono essere presenti simultaneamente nella stessa regione di spazio.

Nell’essere umano, a livello di maggiore densità energetica, troviamo il corpo fisico (fatto principalmente di materia percepibile con i cinque sensi), e il corpo eterico, che sovraintende quest’ultimo e ne è intimamente connesso. Salendo di vibrazione troviamo il corpo astrale, che è la sede dei desideri, delle emozioni e ha caratteristiche di mobilità superiori ai primi due. E’ infatti il veicolo dei cosiddetti viaggi astrali, che permettono a un soggetto di spostarsi all’interno della dimensione astrale. Queste esperienze di viaggio ultracorporeo sono considerate da molti esperienze spirituali, ma spesso si tratta di interazioni che avvengono esclusivamente sul piano astrale, sebbene in questa dimensione esistano anche livelli di vibrazione piuttosto elevata.

In un livello di maggiore raffinatezza energetica troviamo il piano mentale, che nell’umano dà origine al corpo corrispondente, e poi i piani superiori (descritti dalle diverse tradizioni con diversi nomi: piano causale, corpo di gloria e quant’altro)

Il mentale è il passaggio verso lo spirito

Anche se è vero che la via di evoluzione verso le vette spirituali deve partire dalla consapevolezza del corpo fisico e passare attraverso la scoperta, la gestione  e l’integrazione delle proprie emozioni, sento il dovere di ricordare a coloro che sono “contro” il mentale (inteso come ostacolo verso la spiritualità), che, per accedere ai livelli superiori di consapevolezza, dobbiamo utilizzare anche il corpo mentale.
Ricorderete, nello scorso post (Anche tu confondi l’astrale con lo spirituale), come l’abbandonare l’utilizzo attivo della propria mente, muovendosi soltanto a un livello emozionale, istintivo, può facilmente farci esporre ad abbagli, se non trasformarci in preda di veri e propri raggiri o manipolazioni da parte di soggetti non ben intenzionati. Spesso le conseguenze sul proprio percorso di crescita interiore non sono soltanto spiacevoli, ma possono costituire veri e propri traumi. In seguito a queste esperienze molti tendono ad abbandonare l’idea che si possano risolvere, integrandole in sé, le proprie parti sofferenti, o  migliorare il proprio carattere allargando progressivamente i propri limiti, e superare il proprio essere rivolti soltanto a se stessi, in favore del servizio al proprio sé e quindi anche agli altri.

Nel mentale possiamo distinguere diversi strati o livelli. Il primo, più denso, è la mente inferiore, ossia quella istintiva, prodotto dell’evoluzione passata dell’uomo in quanto strumento di sopravvivenza, con cui oggi, ad esempio, possiamo fare la spesa nella giungla di un supermercato 😉

Salendo di raffinatezza abbiamo la mente astratta, con cui, sempre per fare un esempio, possiamo comprendere i concetti di una lezione scolastica di storia della filosofia o imparare le basi della logica, arrivando a fino ai livelli più elevati della matematica o della fisica.

Infine, abbiamo il mentale superiore, la cui vibrazione si avvicina a quella del corpo causale (che è sede di tutto ciò che rimane dall’esperienza dell’incarnazione), e con il quale è possibile, ad esempio, assorbire così a fondo il pensiero di un grande filosofo da potersi calare nei suoi panni e ragionare come lui, oppure arrivare alle grandi scoperte scientifiche. L’intuizione, intesa come una forma di coscienza non mediata dall’esperienza e dall’uso dei sensi ordinari, è una facoltà che comincia a svilupparsi proprio in queste alte vibrazioni della mente. A testimoniarlo sono gli scienziati autori delle più grandi scoperte, che spesso hanno dichiarato di aver avuto un’intuizione improvvisa che poi, in anni di lavoro paziente e faticoso, sono riusciti a dimostrare sul piano razionale e a condividere con i colleghi, processo che poi spesso ha portato a concrete applicazioni sperimentali.

Evola La Tradizione Ermetica

In un corretto processo di trasmutazione verso la propria dimensione spirituale, le altre nostre componenti (fisica, eterica e astrale o emozionale), attraverso un allenamento della concentrazione, della volontà e della memoria, si devono allineare al corpo mentale, in modo da poter “portare sulla Terra” le istanze provenienti dal mentale superiore e dai mondi spirituali. Anche il mentale superiore può essere stimolato, e in parte sviluppato, con lo studio e la riflessione su “cose elevate”. Il mio suggerimento è provare a leggere un testo cabalistico (e non un’opera divulgativa sulla Qabalah, utile, magari, in fase iniziale per comprendere i concetti base della Qabalah se non se ne ha dimestichezza) come il Sefer Ha-Bahir oppure un testo di Pico della Mirandola, di Giordano Bruno o di Evola (provate con lo splendido La Tradizione Ermetica, Edizioni Mediterranee: clicca qui per saperne di più). La meditazione, attraverso una delle molte tecniche disponibili, è un ottimo aiuto per integrare i corpi inferiori e sviluppare l’armonia e la qualità del proprio mentale.
Chi nel percorso non affronta il lavoro sulla propria mente non può andare oltre!

L’accesso allo spirito, alla Fonte, è possibile solo a coloro che allineano la propria mente, non disconoscendola, ma integrandola, alla propria totalità.

Nutrire il proprio nemico evolutivo

Dal punto di vista pratico non tenere in considerazione questo fatto può indurre all’autoinganno.

Voglio essere molto concreto, e farò dunque due esempi.

1) Canalizzatori della propria psiche. Se si evita il confronto e il lavoro sulla propria mente, senza svilupparne la parte più elevata (il mentale superiore), e il conseguente accesso ai livelli superiori, nell’accingersi a una comunicazione spontanea (il channelling è attività molto diffusa in questa attuale ondata di spiritualità, nata alla fine degli anni ’90), si può credere di canalizzare il divino, mentre in realtà si stanno veicolando una o più componenti del proprio astrale. Il messaggi che si ricevono dall’astrale hanno alcune caratteristiche in comune:

  • risulteranno di scarsa utilità a coloro a cui sono diretti;
  • tendono a essere messaggi dualistici del tipo “voi siete gli eletti e gli altri no“, oppure vi parleranno di “Bene contrapposto al male” oppure sono messaggio salvifici del tipo “se farete come vi diciamo sarete salvi, altrimenti vi perderete“.

2) Il terapeuta olistico egoico. Abbiamo diversi esempi di operatori e terapeuti che conducono seminari di guarigione, di costellazioni famigliari e di altro genere, usando letteralmente gli altri per evitare il contatto con il proprio sé, schermandosi esponendo al resto del gruppo le negatività di uno dei partecipanti del gruppo (che diventa la pecora nera, o capro espiatorio delle magagne dello pseudoterapeuta), e infine nutrendo e sviluppando, fino al processo di cristallizzazione (di solito irreversibile) il nemico più grande nell’evoluzione di chiunque possa desiderare di andare oltre la propria sfera corporale: l’ego spiritualizzato, malattia dalla quale è molto difficile guarire, e di cui voglio dare una breve descrizione.

L’ego spiritualizzato

Gli operatori “olistici” che hanno tale malattia si riconoscono per un aspetto: hanno sempre un guru di riferimento, di solito letteralmente idolatrato e portato con orgoglio a tutti  come esempio evolutivo pressoché inarrivabile, sottintendendo, in modo falsamente umile, che si è in qualche modo dei privilegiati dato che si è nelle sue grazie (vere o presunte). Questi falsi maestri (ne ho fatto oggetto di un post, clicca qui) vogliono a loro volta indurre gli altri in una condizione di dipendenza dalla propria pseudomaestria. Condizione nella quale prima di tutto essi stessi si trovano, in quanto sono dipendenti dall’approvazione e dalla disponibilità energetica dei loro allievi e dal potere che questa dà loro.
Per chi ha il coraggio di approfondire le caratteristiche dell’ego spirituale, dato che il rischio è quello di scoprire di esserne affetti, rimando a questo link 

Se siete tra quelli che consigliano a tutti di “non usare la mente”, è giunta l’ora di curarvi e, per favore, non tentate di fare terapia agli altri prima di esservi liberati dalle grinfie del vostro stesso ego patologico!

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