Curiamo Atlantide

Un esperimento ormai classico: il DNA Fantasma di Garjajev e Poponin

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Secondo B. Heim  l’evoluzione dell’universo e della materia non è separabile dal processo della vita. In questo post cominciamo a parlare delle straordinarie proprietà del DNA di modificare le proprietà “estese” dello spazio intorno a sé.

Le proprietà estese
Per proprietà estese di un sistema intendo non solo quelle considerate dalla fisica classica, come le coordinate geometriche, il tempo, l’energia, e altre quantità come la temperatura, il valore del campo elettrico, di quello magnetico e così via.
Intendo anche tutta una serie di informazioni a livello di fisica quantistica, come ad es. il vettore di stato, che descrive la configurazione del sistema in cui operiamo, e che può descrivere gli eventi che accadono in termini di probabilità.
Un secondo ambito di informazioni è a livello energetico sottile: esse, pur essendo  non ancora codificabili facilmente a livello matematico, ci descrivono le possibilità di interagire con gli esseri viventi a livello non solo fisico ma anche emozionale, e nel caso dell’uomo, mentale, fino ad arrivare alla famosa coscienza.
Vedremo quindi i risultati di alcuni esperimenti che mostrano relazioni tra la materia vivente e tutto il resto, dal livello fisico a quelli più sottili.

Ho già parlato in uno scorso post dell’effetto Maharishi e delle interazioni tra la coscienza dell’uomo e gli altri esseri viventi: invito il lettore che non ne abbia ancora preso visione di farlo, può costituire un’utile introduzione a queste tematiche (clicca qui per accedere al post Terremoti e guerre: lavoriamo per la massa critica).

L’esperimento

Il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev e il suo collega Vladimir Poponin sono famosi per gli esperimenti sul comportamento del DNA. Nel 1992 fu pubblicato uno studio in cui si evidenziava la capacità della doppia elica del DNA di modificare le proprietà fisiche di un sistema [1].

Lo stesso Poponin dichiarò che questa scoperta aveva un significato importante per la comprensione dei meccanismi che sono alla base di fenomeni ancora inspiegabili come le guarigioni miracolose e altri.

Fig. 1 – l’apparato sperimentale.

All’Accademia russa delle scienze a Mosca, Garjaiev e i suoi colleghi fecero alcuni esperimenti finalizzati allo studio delle modalità dei modi vibrazionali della doppia elica del DNA. Per fare ciò utilizzarono un sofisticato spettrometro laser chiamato MAVERN (Fig. 1). Prepararono un contenitore all’interno del quale si trovava un vuoto molto spinto. Verificarono la posizione dei fotoni all’interno del tubo, trovandovi una distribuzione “normale” (casuale) delle particelle di luce, il cui diagramma è visibile in fig. 2 (riquadro in alto).

Fig. 2 – i risultati dell’esperimento.

1) Introducendo del DNA umano nella capsula, successivamente, attraverso delicate misure di spettroscopia laser con il MALVERN, verificarono che i fotoni avevano cambiato la loro disposizione, seguendo uno schema geometrico, probabilmente indotto dalla forma a doppia elica del DNA (sempre fig. 2, secondo riquadro dall’alto)

2) Ma la cosa ancora sconvolgente, per il paradigma attuale, è che, una volta rimosso il DNA dal contenitore, i fotoni continuavano a comportarsi come se esistesse ancora una struttura in grado di dare loro un andamento diverso dalla casualità  (fig. 2, terzo riquadro dall’alto).

3) I due ricercatori, inoltre, presero lo schema di informazione di un particolare DNA e lo trasmisero ad un altro, riprogrammando il genoma. In questo modo poterono trasformare embrioni di rospo in embrioni di salamandra, non intervenendo sul genoma fisicamente, ma soltanto utilizzando la sua informazione.

Gli studi del dott. Backster

4) A questo esperimento affiancherei i risultati di alcuni studi dell’esercito americano, condotti dal dott. Cleve Backster, che è tra l’altro citato da Gregg Braden nel suo La matrix divina. Un ponte tra tempo e spazio, miracoli e credenze (a pag. 84 della prima edizione del maggio 2007 per la Macro Edizioni).

Furono prelevate alcune cellule dalla parete interna della guancia di un soggetto volontario, a cui vennero fatti vedere dei filmati di vario genere, alcuni dai contenuti molto forti,  allo scopo di indurre delle emozioni intense per brevi periodi di tempo. Allo stesso tempo venivano misurate le risposte in termini di variazione del potenziale elettrico  delle sue cellule prelevate e disposte a grande distanza. Il risultato fu che le cellule registravano immediatamente (secondo le parole dello stesso Backster) una risposta coerente con le emozioni vissute dal soggetto.

Vediamo in breve alcune possibili ipotesi per l’interpretazione di questi dati sperimentali e come queste non possano essere formulate all’interno del paradigma vigente.

Ipotesi

Riprendo, per comodità di chi legge, la stessa numerazione precedente.
1) Il DNA crea una modificazione in  un “campo” sottile, non ancora indagato dalla fisica, che costringe la luce a comportarsi diversamente.  Questa proprietà è evidenziata già nella prima fase dell’esperimento, con il DNA fisicamente presente all’interno del contenitore che sembra comportarsi come un reticolo olografico in grado di modificare il percorso della luce. Alla luce di questo solo risultato sperimentale si potrebbe ancora pensare che questo ”campo” possa essere di natura fisica, anche se non è ancora stato scoperto dai ricercatori. Poponin, in particolare, parlò di una nuova struttura fisica del vuoto.
Ma la proprietà del tutto inaspettata è quella che segue.
2) Il DNA modifica le proprietà estese del campo. Anche se il DNA  viene rimosso continua a rimanere operante la sua informazione. I fotoni infatti si dispongono nello stesso schema di quando il DNA era presente. E’ a causa di tale effetto perdurante che si parla di “DNA fantasma”.
Questo effetto non è descrivibile in termini di fisica classica, ma solo prendendo in causa una misteriosa proprietà (potremmo definirla campo) che dal punto di vista della meccanica quantistica forse può essere interpretato, anche se non investigato oltre nella sua essenza. L’interpretazione potrebbe partire dall’ipotesi che il DNA posizionato all’interno del contenitore e quei particolari fotoni possano essere rimasti vincolati da un legame inscindibile (di entanglement) che continua ad agire caratterizzando l’interazione dei due in modo continuo.
Ma anche questa interpretazione ha diversi limiti nel quadro della meccanica quantistica, alle cui strane conclusioni siamo oramai quasi abituati. Ed è da questo limite che cominciamo a sospettare che questo “campo”, che viene modificato dalla presenza, anche solo per qualche istante, del DNA, possa avere una natura non fisica. Avrebbe infatti, tra le altre, anche la proprietà di memorizzare in modo permanente  l’informazione energetica della materia vivente.  Il campo a questo punto potrebbe essere definito, in termini non propriamente e attualmente  scientifici, la Mente universale, Matrix Divina, il Campo Cosciente, o in mille altri modi.
3) Il DNA può essere ridotto alla sua essenza informativa e comunicato a distanza. Il fatto che utilizzando esclusivamente le onde elettromagnetiche si possa indurre il contenuto informativo del DNA in un genoma diverso, e il collegamento mostrato dal soggetto con le sue cellule a distanza nell’esperimento dell’esercito americano, mostra che il collegamento tra DNA e cellule avviene non solo attraverso processi di tipo biochimico, ma anche in termini elettromagnetici.

4) Il legame sottile tra DNA, il resto della cellula e le altre cellule. Il DNA potrebbe comunicare con il suo proprietario umano anche attraverso un campo sottile che non soggiace alle leggi del tempo e dello spazio.

 

I testimoni in radioestesia

Questa conclusione conferma, tra l’altro, l’uso dei testimoni in radioestesia e in radionica, ossia di piccoli frammenti di tessuto (i capelli, una goccia di sangue) che vengono utilizzati come antenna ricevente/risonante. Il radioestesista, studiando il testimone, può così ricevere informazioni a distanza del soggetto, avendone a disposizione solo poche cellule, oppure, in radionica, inviare informazioni di un certo tipo al suo DNA e quindi al sistema sottile con cui esso è in collegamento.

Conclusione?

Fin qui però siamo rimasti al livello di interazioni locali tra DNA e ambiente circostante e, come detto, tra DNA e soggetto a cui appartiene. Esiste una proprietà ancora più sconvolgente (sempre per il paradigma vigente) e cioè che il DNA possa essere in collegamento con tutto ciò che esiste. Ma per questo dobbiamo ancora parlare di alcuni risultati sperimentali, cosa che faremo in un prossimo post.

Nota

[1] P.P. Gariaev, K.V. Grigor’ev, A.A. Vasil’ev, V.P. Poponin and V.A. Shcheglov. Investigation of the Fluctuation Dynamics of DNA Solutions by Laser Correlation Spectroscopy. Bulletin of the Lebedev Physics Institute, n. 11-12, p. 23-30 (1992).
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