Pubblicato da: Paolo | 18/07/2013

Come nacque la pratica di orientare le chiese

In questo post parliamo dell’origine degli aspetti astronomici  e simbolici dell’architettura sacra in occidente.

Sacralità dello spazio e del tempo

Nell’architettura sacra ha sempre avuto una certa importanza il rapporto tra il tempo (quello della liturgia, ma anche della preghiera quotidiana) e lo spazio (inteso come luogo fisico in cui si celebra il culto e in cui si raduna l’ecclesia o assemblea dei fedeli).

Fig. 1 -Il moto apparente del cielo e il suo intersecarsi con l'orizzonte.

Fig. 1 -Il moto apparente del cielo e il suo intersecarsi con l’orizzonte.

Sin dai tempi più antichi, molto prima del nascere del Cristianesimo, l’uomo ha sempre saputo che il Sole nasce e tramonta  in corrispondenza di determinate posizioni sull’orizzonte che cambiano a seconda del momento dell’anno in cui ci si trova  (fig. 1). Nell’arco di poche generazioni questi punti dell’orizzonte non cambiano di posizione, segnando anno dopo anno il lento scorrere dei giorni delle settimane e dei mesi.

E’ quindi naturale che alcune di queste direzioni, quando coincidevano con particolari momenti del calendario liturgico,  venissero considerate sacre. Questa ipotesi, come vedremo, è verificabile sia attraverso documenti storici sia effettuando misure con le moderne tecniche.

Orientamenti nella Bibbia

A dire il vero il primo documento storico sarebbe la Bibbia, Molte consuetudini derivarono infatti senz’altro dall’interpretazione di alcuni passi biblici come quello in cui il profeta Ezechiele viene istruito da Dio per la ricostruzione del tempio distrutto precedentemente all’esilio del popolo ebraico presso i Caldei:

Ez 43,2: «Vidi allora la gloriosa presenza del Dio d’Israele venire da est»

E ancora:

43,4: «La gloriosa presenza del Signore entrò nel tempio dalla porta orientale».

Analogo concetto troviamo in Siracide (43,2):

«Il Sole, quando spunta all’orizzonte, proclama a tutti che l’opera dell’Altissimo è stupenda».

Per quanto riguarda le fonti neotestamentarie, nel Vangelo di Matteo (24,27) Gesù, dopo aver annunciato la distruzione del Tempio descrive il ritorno del Figlio dell’Uomo dichiarando proprio la sua provenienza da est:

«come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo».

Forse questa è anche l’origine della connotazione dell’oriente e della direzione destra come pars familiaris, solare, positiva, simbolo del Bene, contrapposta all’occidente e alla sinistra, la pars hostilis, come simbolo del male e del peccato, e quindi, per il cristiano, di qui una naturale predilezione per la prima (fig. 2).

Fig. 2

Fig. 2

La consuetudine di orientare gli edifici non è esclusiva della civiltà mediorientale (vedi anche il caso di Alessandria d’Egitto, in cui le due vie principali erano orientate in modo molto preciso), ma, come noto era diffusa anche presso altre culture. Presso i Celti era particolarmente evidente il legame tra natura e dimensione del sacro. Il termine gallico con cui si indicava un luogo di culto all’aperto, Nemeton, era infatti lo stesso con cui si indicava la volta del cielo, o, meglio, una radura in mezzo ad un bosco dal quale potesse essere visibile. Nem, nell’antica lingua irlandese, significava cielo, o volta celeste.

I loro luoghi di culto avevano spesso una forma quadrata, come risulta dalle descrizioni di Posidonio, avallate da recenti scavi archeologici; in altri casi troviamo vasche d’acqua che paiono orientate astronomicamente.

Secondo molti autori i sacerdoti orientavano i luoghi verso la levata eliaca di alcune stelle, piuttosto che verso particolari direzioni del sorgere del Sole.

Fig. 3 - la levata eliaca di Sirio.

Fig. 3 – la levata eliaca di Sirio.

La levata eliaca è quel fenomeno per cui, durante l’aurora, si osserva un astro (ad es. una stella o, a volte, una costellazione o parte di essa) che, nel momento in cui sorge, rimane visibile solo per pochi minuti dato che il Sole, sorgendo, ne copre la vista soverchiandola con la sua luce intensa (fig. 3). Questo fenomeno, che può essere osservato solo per pochi giorni all’anno, consente di determinare la data in cui cade l’osservazione.

Il monachesimo irlandese

Nel De bello gallico, nel libro VI e nel XIV, Giulio Cesare già scriveva:

“I druidi…trattano ed insegnano ai giovani molte questioni sugli astri ed il loro movimento”.

In epoca cristiana la travagliata convivenza tra il culto locale, “pagano” dei veneratores lapidum (adoratori di pietre, così erano definiti i druidi) e la nuova religione dei “credenti in Cristo” (così venivano chiamati i monaci cristiani), durò alcuni secoli.

Nei primi secoli del cristianesimo l’Irlanda è infatti meta di monaci inviati dalla Chiesa di Roma a evangelizzare la popolazione, anche nel tentativo di contrastare la diffusione dell’eresia diffusa dal monaco Pelagio e dal suo discepolo Celesio (i quali in sostanza negavano il peccato originale).

I monaci irlandesi hanno avuto un ruolo molto importante nella diffusione in Europa di regole costruttive ispirate all’osservazione del cielo. Spesso infatti i monaci si occupavano anche della costruzione degli edifici sacri, conoscendo le regole teoriche di orientazione e sapendole applicare.

Un esempio tipico dell’architettura cristiana irlandese è il Gallarus, piccolo oratorio dalla tipica forma di barca rovesciata, costruito dai monaci in muratura a secco e con l’estremità che contiene l’altare orientata a est. [1].

Fig. 4 - Il Gallarus nella Penisola di Dingle, Contea di Kerry, Irlanda (da Wikipedia)

Fig. 4 – Il Gallarus nella Penisola di Dingle, Contea di Kerry, Irlanda (da Wikipedia)

Questi monaci, poi, nel diffondere la loro opera evangelizzante nel resto dell’Europa, portarono con sé molti degli aspetti culturali legati alla tradizione druidica e all’osservazione della natura che troveremo poi codificati sia nella simbologia sia negli aspetti astronomici delle chiese romaniche e, in parte, anche delle cattedrali gotiche.

Come già detto nel post precedente, sin dai primi secoli della cristianità la Chiesa di Roma emanò alcune norme dettate per la progettazione, la disposizione e l’edificazione degli edifici sacri. I Padri del primo concilio di Nicea (325 d.C.) definirono Cristo come il Sole della giustizia e la Luce del mondo:

«ecclesiarum situs plerimque talis erat, ut fideles facie altare versa orantes orientem solem, symbolum Christi qui est sol iustitia et lux mundi interentur».

Senso anagogico

Nel XIII sec. Guillumae Durand de Mende parla di “senso anagogico” parlando della facoltà che permette al fedele di essere condotto “dalle cose visibili a quelle invisibili”: potere, dall’osservazione di taluni particolari o aspetti materiali di una chiesa, giungere alla comprensione delle più sublimi verità dello spirito.

Ma ne riparliamo in un prossimo post.

NOTE

[1] Thomas Cahill, Come gli irlandesi salvarono la civiltà, Fazi 1997, sez. immagini nel testo.

 

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