Pubblicato da: Paolo | 05/06/2013

Il Quadrato Magico SATOR: la conoscete questa interpretazione?

Sator

“SATOR” è la prima parola di un’antichissima formula composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna. In questo post vi parlo di un ottimo libro che ne svela alcuni aspetti sorprendenti.

I cinque termini della formula, se organizzati su una struttura tabellare, possono essere letti indifferentemente da sinistra a destra, dall’alto al basso e, partendo dall’ultima parola, da destra a sinistra e dal basso all’alto:

S A T O R

A R E P O

T E N E T

O P E R A

R O T A S

Sulla traduzione di questi termini i linguisti, nel corso del tempo, si sono sbizzarriti in tutti i modi.

C’è chi ha cercato di tradurlo in latino o greco, o di ricondurlo a parole della lingua celtica, oppure di anagrammarlo nel tentativo di carpirne il messaggio nascosto. Le interpretazioni sul significato esoterico) del SATOR sono davvero moltissime. Se provate a digitare “SATOR” su un motore di ricerca, auguri! per la quantità di materiale e le più diverse interpretazioni, più o meno convincenti,  che troverete.

In questo post ci riferiremo soprattutto alla versione “quadrata” della formula, anche se, lo ricordo, esistono dei SATOR di forma circolare (come quello che troviamo nella chiesa di St. Orso ad Aosta, vedi il post pubblicato precedente), e, in alcune versioni, troviamo come primo termine “ROTAS” (come, appunto anche nel caso di S.Orso, oppure nell’immagine qui sotto, fig. 1).

fig. 1 - il ROTAS di Pompei

fig. 1 – il ROTAS di Pompei

Molti ne indicano l’origine presso i Templari, ma, essendo stato ritrovato anche a Pompei in rovine risalenti all’epoca romana, e in altri siti dall’Inghilterra alla Siria, tale ipotesi non viene più ritenuta valida dagli studiosi, anche se rimangono confermati i legami tra l’Ordine del Tempio e il misterioso schema.

Le interpretazioni

Diversi autori ritengono che il SATOR possa essere una sorta di codice segreto, un segno di riconoscimento tra gli iniziati.

C’è chi lo ha ricondotto al culto del dio egizio Aton, oppure alla celebrazione della “Stella del mattino”, simbolo protomariano . Il SATOR del resto è stato rinvenuto in molte culture e vestigia di civiltà antiche (esistono quadrati magici in lingua ebraica e persino in lingua Quechua). Da qui l’idea che si possa trattare di un simbolo che sottende un messaggio universale, capace di superare ampiamente i confini geografici delle nazioni ma anche quelli, nel tempo, tra le differenti epoche in cui lo ritroviamo.

Senza nulla voler togliere alle ricerche e alle conclusioni di molti autori, che molto probabilmente hanno colto diversi aspetti interessanti di questo misterioso simbolo, a mio parere una delle interpretazioni maggiormente degne di nota è quella di Maria Grazia Lopardi, una libera ricercatrice originaria dell’Aquila.

Nel 2004 Maria Grazia riceve un’indicazione da parte di un’amica, che le consiglia di sovrapporre lo schema del Quadrato alla pianta della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, e, indipendentemente, la domanda di un suo lettore che chiede quali siano le relazioni tra la Chiesa e il quadrato!

L’idea che a poco a poco si affaccia nella consapevolezza dell’autrice, e ben descritta anche nel suo libro più importante, di cui sto per parlarvi, è che l’enigmatico SATOR non sia altro che un semplice modulo geometrico che possiamo ritrovare in molte proporzioni, geometrie e simbologie in campi diversi e in differenti culture.

Un libro da leggere e…praticare

Il libro si intitola Il quadrato magico del Sator. Il segreto dei maestri costruttori: cliccate sul titolo del libro se desiderate acquistarlo. 

Se siete curiosi, e vi interessa sapere qual è la potente chiave trovata dall’autrice, saltate subito al capitolo Le griglie del quadrato Magico e poi, di seguito, a Geometria: gioco per bambini. Procuratevi della carta a quadretti e un buon righello.

Perché? Lo scoprirete disegnando!

fIg. 2 - Basilica di S. Francesco nella Griglia del SATOR (da M.G. Lopardi, Il Quadrato magico del SATOR,  p.50)

fIg. 2 – Basilica di S. Francesco nella Griglia del SATOR (da M.G. Lopardi, Il Quadrato magico del SATOR, p.50)

Nella griglia geometrica che l’autrice ci insegna a costruire, infatti, appaiono, come d’incanto, sorprendentemente semplici e lineari, le forme, le proporzioni e gli angoli caratteristici di molti monumenti sacri, chiese e cattedrali e dei loro particolari architettonici (v. fig. 2). Il modulo è presente sulla facciata di quasi tutte le cattedrali gotiche, in alcuni monumenti dell’arte islamica e dà conto anche dell’aspetto di molti caratteri e simboli.

La cultura originaria

L'Archeometra

Ho sempre avuto notizia di una Tradizione primordiale, di un filone di conoscenza rinvenibile ovunque sotto le superficiali differenziazioni, ma ora mi si sta palesando con certezza e, forse, questo messaggio custodito nelle scuole iniziatiche va ora non solo consegnato al mondo, ma dimostrato con la prova tangibile di una matrice che riconduce tutto ad unità” (M.G. Lopardi, Il Quadrato magico, Edizioni Mediterranee, 2a ed., p. 62)

A mano a mano che si prende visione degli esempi grafici che si snodano abbondanti lungo le pagine del libro, forse accadrà anche a voi, com’è successo anche a me, di cominciare a collegare tra loro geometrie e simbologie che ben presto non appaiono più così distanti nello spazio e nel tempo, ma collegate da un filo sotterraneo svelato, forse, dalla semplice ma potente geometria del SATOR.

In occidente l’arte edificatoria è stata una delle attività maggiormente praticate per depositare in modo durevole nel tempo le verità spirituali. L’autrice ci ricorda del resto che l’Architetto è colui che “genera dall’arché”, ossia dal principio primo: il suo compito è “reiterare la creazione divina applicando le sue leggi” (op. cit., p. 67)

Quello che viene da pensare è di essere di fronte allo svelamento della cultura primeva, unica, che forse era la matrice sapienziale da cui derivano le culture successive. Di questo ci parlano J. Evola, R. Guénon e molti altri. A proposito di quest’ultimo, l’autrice cita anche l’Archeometra, uno schema grafico che secondo Guénon racchiuderebbe in sé le conoscenze e la cultura di una civiltà prediluviana (atlantidea?), le cui conquiste, simboleggiate nella geometria, sono comunque ben inseribili anche nel Quadrato magico.

In conclusione…

Forse molte verifiche sono ancora da fare, certo è che M.G. Lopardi ha trovato una chiave interpretativa davvero feconda, e, come tutte le teorie rivoluzionarie, in qualsiasi campo, non è stata raggiunta con il solo ragionamento, ma anche per via intuitiva, come lei stessa non fa mistero di rivelare a tutti noi. Ritiene infatti che questa conoscenza antica debba riemergere proprio adesso per portare rinnovamento e risanamento alla nostra vecchia, e stanca civiltà.

E questo è anche lo spirito di Curiamo Atlantide.

Vorrei terminare con le parole dell’autrice:

Grandioso è il messaggio del SATOR, ed è ancora per la maggior parte da comprendere. Affido la mia scoperta a coloro che hanno il cuore limpido e spero che venga trascurata da chi vorrebbe usarlo male, anche perché ciò che è alimento per i primi sarebbe veleno mortale per i secondi”. (op. cit., p. 126).

Non mi resta che augurarvi buona lettura e ispirazione!

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Responses

  1. oppure Ruzzle era già conosciuto nell’ antichità 🙂

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  2. Faccio presente che SATOR non è la prima parola del quadrato originario, poiché lo divenne solo dopo che il quadrato era passato attraverso la traslitterazione in lettere ebraiche, che si trova, per esempio, nella Clavicula Salomonis: notoriamente l’ebraico si scrive da destra a sinistra ed ecco che la vera prima parola del quadrato ROTAS si trasformo’ in SATOR. Del resto il quadrati non è un palindromo (come potrebbe esserlo dal momento che AREPO e’ una parola priva di senso ?) bensì un ambigramma in quanto alla forma e una frase bisenso quanto al contenuto (tipo “mezzo minuto di raccoglimento” che vuol dire sia trenta secondi di riflessione interiore che cucchiaino). Per saperne di più, leggete il mio “Del latercolo pompeiano” ()

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    • Cara Rossella, finalmente trovo il tempo per pubblicare il suo commento, dopo che ho potuto prendere visione del suo articolo e delle sue interessanti, nonché argute e finanche divertenti, osservazioni ben documentate nei suoi scritti.
      Sicuramente è importante saper distinguere tra ambigramma e frase palindroma, e senza dubbio la sua tesi è molto ben fondata e documentata.
      Ma resta fermo il punto che non è di certo mia intenzione, né questa la sede, esporre con dovizia di particolari una specifica visione della questione, fino alla più minuta dissertazione accademica, né difendere a spada tratta questa o quell’altra teoria. E questo sia nell’ambito del ROTAS (lo dovremmo chiamare così?), sia negli altri argomenti di cui si occupa questo blog. La mia intenzione è semplicemente fornire elementi e spunti con i quali chi legge possa ampliare la propria visione su fatti e avvenimenti che tutti noi, appassionati dell’esoterismo (nella più alta accezione, come di “ciò che porta all’interiorità”) sperimentiamo nelle nostre ricerche.
      Come vede, quindi, ho pubblicato il suo commento, limitandolo alle informazioni a mio parere interessanti, che possano far nascere in chi legge la voglia di saperne di più e di farsi una propria opinione.
      Sono certo che comprenderà il mio desiderio di contribuire in modo sereno al dibattito.
      Grazie ancora per il suo contributo.

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