Pubblicato da: Paolo | 15/03/2013

Entanglement nel quotidiano

Ritorno al Futuro

Oggi voglio spendere ancora due parole sull’entanglement, mostrando come si tratta di un fenomeno sperimentabile anche a livello della dimensione umana .    

Ringrazio Enrico Shad (iscritto al gruppo Facebook Fisica Quantistica e Sincronicità) per i consigli che mi ha dato relativamente ad alcuni concetti che ho esposto nel post precedente.

Lo stato di sovrapposizione

Ricordiamo che cos’è uno stato sovrapposto: significa che, in un certo senso, una particella (ad es. l’elettrone) può avere racchiusi dentro di sé sia uno stato (ad es. lo spin orario) che quello opposto (spin antiorario). Fino al momento in cui effettuiamo una misura non possiamo sapere, nell’esempio che stiamo facendo, quale spin abbia quest’ultimo.

gatto-schrodinger

Schrödinger esemplificò questo concetto con il famoso esperimento (mentale) del gatto nella scatola (la prima risorsa che vi consiglio è proprio la pagina Wikipedia di questo famoso esperimento mentale).

Fino a quando non vi guardiamo dentro, non possiamo sapere se il gatto è vivo o è morto. Fino ad allora è come se il gatto fosse vivo e morto contemporaneamente!

Una sovrarealtà a monte di tutto? Analogicamente parlando…

A livello analogico è come se l’essere umano, in stato di coscienza ordinaria, fosse obbligato a vivere nella realtà dualistica (quindi una realtà in cui le proprietà delle cose è caratterizzata da coppie di opposti inconciliabili: spin orario o antiorario, gatto vivo o morto….), mentre a monte è come se ci fosse una sorta di sovrarealtà in cui le antinomie non sono presenti: spin orarioantiorario, gatto vivomorto… e così via.

Il buddismo, in alcune sue forme, parla di mondo relativo (il nostro quotidiano) e di modno assoluto (quello da cui ha origine questo).

In termini di formalismo quantistico esiste la cosiddetta funzione d’onda (un capolavoro di eleganza matematica), che descrive lo stato fisico del sistema quantistico, e da qui gli stati sovrapposti.

L’intervento della coscienza umana (ricordatevi gli esperimenti di cui abbiamo parlato) è in grado di far nascere l’esperienza dualistica: in termini  quantisitici si dice che la funzione d’onda collassa.

Ma succede sempre che, nel caso di particelle correlate (ad es. elettroni che hanno spin opposti), cambiando lo spin di una anche lo spin dell’altra muta istantaneamente. E questo, come abbiamo visto, è l’effetto dell’entanglement, che introduce il concetto di non-località.

Entanglement non solo nel micro

alcuni fisici legati rigidamente a una visione deterministica della realtà, ossia che ogni effetto riscontrato debba avere una causa individuabile con sicurezza. Di fronte alla portata rivoluzionaria dei risultati della meccanica fisica quantistica alcuni si appellano all’idea che le conclusioni  della MQ debbano limitarsi alla sfera del microscopico (quindi a livello di particelle o tutt’al più di atomi), mentre la realtà nella quale come esseri umani viviamo, situandosi a una scala molto maggiore, ne sarebbe praticamente immune.

A fronte a questa (spesso arroccata) posizione si possono facilmente avanzare due obiezioni:

a) Noi stessi, e l’ambiente che ci circonda, siamo interamente fatti di particelle subatomiche, le quali sono soggette alle leggi quantistiche. Quindi come posiamo essere sicuri di essere completamente immuni a queste leggi?

b) La seconda considerazione è: a quale scala si situa il limite tra microscopico e macroscopico?

Sono invece sempre di più (praticamente quotidiane) le sperimentazioni secondo le quali gli effetti di collegamento tra particelle sono assolutamente misurabili. Ci sono evidenze sperimentali anche in settori diversi dalla fisica, come ad esempio in biologia… ne parliamo qui.

Occhi quantistici 

Per corroborare questa impegnativa dichiarazione vi cito un interessante articolo di Vlatko Vedral, apparso su Le Scienze di agosto 2011, dal titolo Vivere in mondo quantistico.

In apertura l’autore sostiene che quasi tutti i fisici sono d’accordo nel sostenere che la meccanica quantistica si applica a tutti i livelli di scala. L’origine di tale posizione deriva nientemeno che da E. Schrödinger, il quale, proprio nel famoso paradosso del gatto, anticipava già i possibili collegamenti tra effetti nel mondo microscopico e quelli al nostro livello di realtà. Questo esperimento mentale è stato ripreso dai premi Nobel Eugene P. Wigner e David Deutsch, dell’università di Oxford.

Citando dall’articolo di Vedral:

nell’elaborare questo perverso esperimento mentale, Wigner e Deutsch hanno seguito i passi di Albert Einstein e di Erwin Schrödinger e di altri teorici secondo i quali i fisici devo ancora capire la meccanica quantistica nel suo senso più profondo. Per decenni la maggioranza dei fisici non si è preoccupato di questo aspetto perché questo è fondamentale non avere un effetto sulla pratica della teoria. Ma oggi che possiamo fare davvero esperimenti del genere capire la meccanica è diventato un obiettivo quanto mai urgente”.

L’articolo cita diverse sperimentazioni che dimostrano che anche a livello macroscopico è possibile evidenziare effetti previsti dalla meccanica quantistica.

In particolare l’articolo cita i lavori di Anton Zeilinger (università di Vienna) che ha rivelato l’esistenza di stati sovrapposti a livello macroscopico, utilizzando l’urto di fotoni contro uno specchio di grandi dimensioni.

pettirosso

In campo biologico Thorsen Ritz ha proposto (in un convegno presso l’University of Southern Florida) la spiegazione del fenomeno per cui i pettirossi hanno la capacità di orientarsi (su distanza di 15.000 Km) rispetto al campo magnetico terrestre, sfruttando appunto un effetto quantistico che avviene all’interno dei loro occhi.

Se volete saperne  di più , vi consiglio anche questa risorsa, disponibile online, dal sito di Galileo – Giornale di Scienza: Il senso del pettirosso per i quanti.

Addirittura anche l’efficienza del processo della fotosintesi clorofilliana potrebbe essere spiegata grazie a un effetto quantistico.

Come seconda risorsa vi segnalo l’articolo apparso sull’ultimo numero di Le Scienze (ma questa volta del numero di Marzo 2013, a pag. 50), di Subir Sachdev (università di Harvard), intitolato Strane stringhe in cui l’autore descrive come i i nuovi materiali, come il Condensato di Bose-Einstein hanno comportamenti quantistici a livello macroscopico.

In conclusione

Per ora, sull’entanglement, è tutto. Le implicazioni per il vecchio e il nuovo paradigma sono le seguenti:

a) Gli enti di cui è fatto l’universo, almeno in parte e sicuramente dal punto di vista microscopico, sono collegati tra loro, in quanto miriadi di coppie di particelle risultano sicuramente “entangled” a partire dalla loro creazione, avvenuta, secondo il modello del Big Bang, quasi 14 miliardi di anni fa.

Ne viene fuori un quadro cosmico dominato, appunto, dal principio di non località.

b) Tramonta anche, in qualche modo, l’idea che gli oggetti di cui l’universo è costituito possano essere considerati totalmente separati tra loro. Se nella categoria “oggetti” includiamo anche gli esseri viventi, mi vien da pensare a un’espressione antica, presente nell’esoterismo alessandrino:  “Uno il Tutto” (En to pan).

Come sostiene Julius Evola, in :

Non si tratta di una teoria filosofica (ipotesi della riducibilità di tutte le cose ad un unico principio), ma di uno stato determinato, dovuto a una certa sospensione di quella legge fra Io e non-Io e fra “dentro”  e “fuori” che, salvo rari momenti, domina la comune, più recente percezione della realtà. Questo stato è il segreto di (…) tutto ciò che, sia in sede spirituale, sia in sede di applicazione operativa (“in sede magica” ), la tradizione promette” (La Tradizione Ermetica, Mediterranee, 4a ed. 2009, p. 48)

Questo concetto, magie comprese, lo riprenderemo quando parleremo di ciò che sembra permeare tutto l’universo.

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