Pubblicato da: Paolo | 03/03/2013

Tirar le fila del discorso

Arriviamo con questo post a delineare alcune riflesioni, dopo aver concluso la descrizione delle Sephirot Tipheret, Ghevurah e Chesed. 

I Santi Saggi […] contemplarono i mutamenti nel chiaro e nell’oscuro.

e in accordo con questi stabilirono i segni.

[…] Nel ponderare fino in fondo l’ordinamento del mondo esteriore

e nell’esplorare la legge della propria interiorità fino al suo nucleo più profondo,

essi pervennero a comprendere il destino.

I CHING, ed Adelphi, 2003, Libro secondo, CAP. 1

Siamo partiti dalla tesi secondo cui nella costituzione di ogni cosa esistono tre forze e abbiamo pensato di farne oggetto di trattazione.
In seguito abbiamo compreso che noi tre, all’interno del nostro gruppo, ci relazioniamo secondo lo stesso gioco di forze. E’ stato quindi naturale collaborare alla descrizione di ciascuna di esse e del loro meraviglioso interagire.
Perciò, a partire dalla tradizione kabbalistica ebraica, dalle culture europee ed extraeuropee e dalle rispettive sfere d’interesse, abbiamo identificato i simboli, le immagini, le allegorie e le metafore che ci hanno aiutato a esplorare la fecondità di significato delle tre forze.
Infine, abbiamo associato le tre polarità alle Sephirot kabbalistiche (Sfere, che indicheremo con la maiuscola) Chesed, Ghevurah e Tipheret, che si trovano al centro dell’Albero.

Il percorso delle Sephirot nell’Albero della Vita [1] ci è servito sia da cornice di riferimento sia da strumento interpretativo di giusta ricchezza, ispirazione e  e profondità. Una possibile traduzione dell’espressione ebraica che sta per Albero della Vita, Etz Ha Chayim, dove Chayim è il plurale di Chayah, “la vita”, è infatti la crescita delle vite [2]. Lo schema di tutto ciò che si manifesta nel creato.

Le tre Sfere sono in quest’ottica uno stralcio di livelli attraverso i quali la vita si materializza, seguendo le sue proprie leggi. Esse non possono e non devono mai essere suddivise in “materie”, poiché la sostanza vitale è una e uno solo dovrebbe essere lo studio, integrato, della realtà.

Con questo lavoro abbiamo perciò voluto condividere sia un modo nuovo di scoprire il mondo, sia un approccio che possa conciliare la ricerca di sé con la capacità di vedere ciò che sta fuori da noi, in un’ottica multi-livello.

Dopo aver pubblicato l’introduzione “Da dove nascono i pensieri?” abbiamo pubblicato la descrizione delle seguenti tre polarità:

NEUTRO – Tipheret: il calore della bellezza
MINUS – Ghevurah: la forza giusta
PLUS – Chesed: l’amore senza limiti

Se il lavoro è collaborativo, simultaneo e multi-livello, il risultato è armonico e integrato, a beneficio collettivo.

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Invece, se si verifica uno squilibrio tra le due polarità Gevurah (Forza, ma anche chiamata Din, Giudizio) e Chesed (Amore, ma anche Bontà), l’ideale di abbondanza (creare felicità per se stessi e gli altri) si trasforma in sperperio delle risorse e delle energie personali. Il vizio capitale corrispondente a questo stato, è codificato dalla tradizione nella “gola”, la “dannosa colpa” dantesca, intesa come dipendenza dal consumo continuato ed eccessivo di  qualcosa di esterno, per la definizione della propria felicità. La golosità, per altro, può manifestarsi non solo sul piano fisico, ma  anche sul piano emotivo (ossia: sempre nuove emozioni ecc.) oppure su quello mentale (sempre nuove conoscenze, passare da un maestro all’altro ecc).

Forse anche per questo, spesso nella mitologia la gola “buona”, in quanto organo della parola insieme alla bocca, viene divinizzata quale nume tutelare della conoscenza: i romani ad esempio veneravano in tal senso una dea specifica, Angina (da non confondere con Angerona,protettrice contro l’angina pectoris); ancor più efficace sembra essere la grande madre indiana, la dea Saraswati, verità, conoscenza, comunicazione in tutte le sue forme, anche artistiche e portatrice della “parola”. Nel suo nome sanscrito, che significa “colei che scorre”, colei che è “fiume d’acqua viva” e nel suo essere parola, unisce il suo essere mezzo di elevazione personale quanto di “flusso” positivo che sviluppa movimento intorno a sè.
Se la conoscenza è invece imperfetta e alimenta la “gola”, essa diventa il peggior demone dell’uomo, l’essere primordiale e pressoché invincibile che nel libro di Giobbe porta il nome di Behemot, talmente potente che “solo il suo Creatore lo minaccia di spada”.

Livelli e pilastri

Ancora alcune spiegazioni e interpretazioni sull’Albero della Vita. Esso presenta una divisione in quattro piani: il primo è formato dalla triade Keter, Chokhmat e Binah, detta anche Macroprosopus, ossia il regno della potenzialità. Nel Microprosopus, composto da tutte le restanti Sephirot, che riguardano la possibilità di attuazione, troviamo gli altri tre piani, composti dalla triade oggetto di questi nostri discorsi (Tipheret-Ghevurah-Chesed), la triade Yesod-Hod-Netzach e infine il piano materiale, dominato da Malkhut   (v. fig. 1).

fig. 1 (tratto da Nadav Crivelli, L’Albero della Vita e le Dieci Sefirot (Il progetto di rettificazione della consapevolezza universale) - edito dalla scuola Chokhmat Ha Emet - la Sapienza della Verità , Milano)

fig. 1 (tratto da Nadav Crivelli, L’Albero della Vita e le Dieci Sefirot (Il progetto di rettificazione della consapevolezza universale) – edito dalla scuola Chokhmat Ha Emet – la Sapienza della Verità, Milano)

L’Albero è inoltre costituito da tre pilastri: quello a sinistra, Yin, femminile, MINUS, e quello Yang a destra, maschile, PLUS (figg. 1 e  2). Con questi due soli pilastri lo schema si identificherebbe con l’Albero del Bene e del Male, che troviamo citato nella Genesi, sede di un insanabile e irrisolvibile dualismo e simbolo di imprigionamento sul piano materiale. Ghevurah e Chesed si trovano su questi due opposti.

fig. 2 (tratto da J.F.C. Fuller, The Secret Wisdom of the Qabalah)

fig. 2 – i tre pilastri, nei quali possiamo riconoscere le Sefirot (tratto da J.F.C. Fuller, The Secret Wisdom of the Qabalah)

Il ramo destro dell’albero corrisponde alla polarità YANG, al maschile archetipico, e nell’I Ching al trigramma Ch’ien, il creativo (fig. 3).

fig. 3 - l'esagramma Ch'ien

fig. 3 – l’esagramma Ch’ien



Il ramo sinistro corrisponde alla polarità YIN, al femminile archetipico, e nel taoismo, al trigramma K’un, il ricettivo (fig.4). [3]

fig. 4 - l'esagramma K'un

fig. 4 – l’esagramma K’un

Il pilastro centrale, o Sentiero Mistico, è il Pilastro dell’Equilibrio: lo identifichiamo con la terza forza o NEUTRO, armonizzatrice delle due polarità precedenti. Su di esso troviamo anche Tipheret, la Sephirah di cui abbiamo parlato nel post Il calore della bellezza. La presenza di questo agente armonizzante trasforma l’Albero in schema di liberazione, di ritorno alla divinità e non solo come mappatura della discesa sul piano della materialità.

Possiamo considerare i rapporti tra le Sephirot raggruppate a triadi in parallelo con la bipolarità e l’aggiunta del NEUTRO racchiudendoli in due grandi dimensioni, o categorie:

1. Dimensione orizzontale (microcosmo): ogni triade che sta nella stessa dimensione, corrisponde all’espressione del piano divino a quel livello. E’ possibile anche tracciare un parallelismo tra quest’uso della dimensionalità e gli archetipi.

Al livello orizzontale dell’Albero (ossia all’interno di ciascuna delle triadi citate) avviene il passaggio tra le idee generate sui piani superiori e la loro realizzazione sul piano concreto.

Tutto questo a due condizioni: che l’azione tra le forze sia combinata correttamente; che questo meccanismo permetta alle impressioni superiori di penetrare le difese del livello e di venire integrate coerentemente, sia secondo gli equilibri vigenti tra le forze, sia secondo le capacità dei vari aspetti di ognuna.

Esemplificando, al livello di Ghevurah, Tipheret e Chesed e a quello immediatamente inferiore (Hod, Yesod e Netzach)  è rappresentata la possibilità di realizzare un progetto a partire da un’idea, attraverso la condivisione tra esseri umani. Per questo devono vivere il confronto con se stessi e tra loro, cercando di sopraffare, ognuno, le proprie illusioni, derivanti dall’incapacità di assorbire nella loro interezza le idee provenienti dai piani superiori.

2. Dimensione verticale (macrocosmo): rappresenta il raggio di creazione che parte da Dio e raggiunge tutto l’universo attraverso il dipanarsi di realtà stratificate (in livelli orizzontali). L’uomo è chiamato a ripercorrere all’inverso questo sentiero tracciato. Solo dopo aver fatto sufficiente esperienza di ognuna delle dimensioni in cui si trova, potrà passare alla rispettiva superiore, risonante con i corpi posseduti e quelli eventualmente ottenuti.

Le fasce triadiche orizzontali possono essere quindi vissute ascendendole e discendendole, più volte, anche all’interno della stessa giornata! In pratica, ogni volta che si vive in una fascia si possono apprendere, attraverso l’esperienza consapevole (nel presente e nella direzione che si sta seguendo) le informazioni necessarie a modificare la conoscenza e l’essenza in vista di un passaggio a livelli superiori (nel senso che sono più complessi), quindi a triadi più elevate.

In conclusione

Abbiamo cercato insieme di sfiorare quel movimento di “discesa” e “risalita” comune a tutte le esistenze, a tutte le cose e a tutte le creature dell’Universo, cercando di descriverne organicamente le caratteristiche peculiari.

Esso è un’onda che porta con sé la vita, permeando e trasformando tutto e tutti. Non è mai ferma, perciò non è semplice afferrarla: possiamo vedere e analizzare i suoi momenti cristallizzati, ma essi non sono che istantanee di qualcosa che è sempre in movimento, omnicomprensiva, e quindi infinitamente più complessa.

La radioestesia nel suo senso e significato più naturale, comunque, ci invita a contemplarla: ogni tentativo, infatti, ci fa risuonare con parti di quest’onda vitale, dalla quale noi stessi proveniamo. Vibrando secondo il suo ritmo, perciò, rimaniamo liberamente agganciati a quel progetto universale che è allo stesso tempo radice e scopo per tutti gli esseri, in tutte le ere e in tutte le dimensioni in cui esistono.

Queste informazioni potrebbero essere del tutto nuove per molti di noi. Ma esse, altrettanto, risuonano sulla medesima onda e nonostante le resistenze della mente, ci auguriamo possano, se anche solo lette o ascoltate, entrare con il tempo a far parte del nostro pensare e del nostro sentire.

Paolo, Francesco e Carlo.

Note

[1] che è anche meravigliosa metafora del percorso di vita di ciascun essere umano, ma anche in generale di tutto ciò che dal piano divino è stato emanato, creato e formato e sta iniziando a vivere

[2] Traduzione di Igor Sibaldi, dal DVD Istruzioni per gli angeli.

[3] “saper serbare serenità nel cuore e tuttavia esser preoccupati nel pensiero: così si è in grado di determinare salute e sciagura sulla terra e di compiere ogni cosa difficile sulla terra”, I CHING, ed Adelphi, 2003, pag.377

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