Pubblicato da: Paolo | 13/01/2013

Tipheret: il calore della bellezza

Pubblichiamo il primo di tre contributi che vedrete apparire a distanza di una settimana uno dall’altro, che descrivono le tre polarità attraverso le caratteristiche delle tre Sephirot centrali dell’Albero della Vita: Tipheret, Chesed e Ghevurah.

L’Albero della Vita è un diagramma, centrale nella sapienza esoterica ebraica (Kabbalah), composto da dieci stazioni chiamate Sephirot.

Una Sephirah è, come suggerisce il nome – da cui discendono anche le nostre parole Sfera, Cifra e Zaffiro – qualcosa di perfetto, di divino (numero o numen) e di prezioso.

Le dieci Sephirot (più una misteriosa undicesima, Da’at) sono associate alla discesa dell’anima nei piani più densi della Creazione [1], quindi tappe dell’incarnazione, ma possono rappresentare anche  aspetti della nostra esperienza, nonché parti del corpo. Le Sephirot non sono Dio, ma è come se fossero “ripetitori risonanti” delle frequenze divine, adatte a ciascuna dimensione di espressione del “raggio di creazione”.

Tipheret, la sesta Sephirah, si trova sullo stesso asse centrale della Sephirah più elevata, Keter o Corona; svolge la funzione del Sole nel Sistema solare. E’ legata a tutte le sfere per la sua posizione centrale, ma può subire l’effetto accerchiante e schiacciante delle proprie libertà da parte (appunto) di queste ultime, oppure esercitare un eccessivo controllo su tutte e rallentare tutto il sistema-Albero. In questo caso il Sole bianco, luminoso, che tutto dà, si trasforma nel Sole nero, che tutto prende.

Tipheret , in questa dimensione, assolve a diverse funzioni, che noi ascriviamo a Dio e che sono in precedenza state assegnate alle divinità solari di tutte le culture del pianeta. E’ la luce dell’Aton egizio, che illumina e diffonde i suoi raggi benevoli (terminano con mani) sull’uomo, scaldandolo. E’ il sol invictus (il Ra egiziano), che ad ogni tramonto affronta le tenebre e ad ogni alba le sconfigge illuminando il giorno. Ma la sua luce può essere altrettanto bruciante e distruttiva, come il fuoco: si pensi ad esempio alla sua raffigurazione egizia nelle fattezze della dea leonina Sekhmet (è anche l’occhio “nero” di Ra; l’altro, l’occhio “bianco” è Horus, la luce vivificatrice), oppure alle manifestazioni del Dio biblico, che spesso facevano uso del fuoco (p. es. gli incontri di Mosè con il roveto ardente), o ancora a San Paolo, i cui occhi furono bruciati (fu reso cieco) dalla luce divina.

Allo stesso modo non stupisce che, nella tradizione cristiana, Gesù sia spesso assimilato al Sole d’oriente, quello nascente (è colui che risorge dai morti, dalle tenebre, dalla notte). In particolare è il sole nascente dell’Equinozio, del periodo in cui la durata del giorno e della notte si equivalgono: un ulteriore e potente richiamo all’equilibrio e alla forza conciliante di Tipheret. Del resto, proprio come quella del sole che lascia il giorno per affrontare la notte,  l’immagine del dio crocifisso è emblematica della capacità di sacrificare (rendere sacro [2]) se stesso attraverso la rinuncia all’illusione e all’identificazione, per sottomettersi a questa dimensione.

La sesta Sephirah è insomma la luce-vita-calore del sole che fa crescere le piante, l’Inti “generatore di vita” degli Incas sudamericani, il Nanauatl azteco che si sacrifica nel fuoco per continuare a brillare, il Surya con tre facce dei veda indiani e la Gnowee aborigena con la torcia accesa tra le mani [3].

Tipheret è tradizionalmente associata, nella Kabbalah occidentale (cristiana), al plesso solare, in cui troviamo la regolazione dei gangli nervosi di tutto il corpo.

Facendo un parallelo con la Medicina Tradizionale Cinese, il plesso solare appartiene al livello energetico SHAO YANG E JUE YIN o livello di mezzo. Esso è caratterizzato dal FUOCO (yang), e dal vento (Yin). Appartengono a questo livello energetico i quattro meridiani di fegato, triplice riscaldatore, mastro del cuore, vescica biliare.

Delle tre forze Tipheret rappresenta quella neutra, la conciliatrice. Presiede alle emozioni, al campo mentale emotivo. E’ questo il “corpo” che, se lasciato libero di interagire e non costretto da strutture di personalità sclerotizzate, permette la corretta elaborazione delle impressioni emotive esterne e le trasforma in essere e conoscenza attraverso un continuo lavoro integrato fra i corpi. Si producono in questo modo le modificazioni e i miglioramenti della struttura esserica in tutti i livelli della materia, dalle cellule in su,  e anche ulteriore energia di scorta, stoccata presso il campo di pertinenza dei RENI.

Abbiamo riscontri in entrambi i livelli di significato:

1: nell’Albero della vita: è al centro, è come un Sole che irradia le sfere attorno (-> plesso SOLARE)

2: nel corpo è collegato al plesso solare, all’inizio della fascia del campo azzurra in cui risiede anche il 4° Vortice Magno; il suo numero risonante è il 27.

Tipheret equilibrata dona il suo contributo alle altre due sfere polarizzate (Chesed e Ghevurah), mantenendo stabile la loro armonizzazione; ciò permette la libera espressione del fluire sinusoidale, entro limiti che proteggono in gran parte dall’identificazione delle sfere  con la loro funzione. La funzione correttiva di Tipheret, la neutra, è in verità bilanciatrice, e si manifesta anche nel dichiarare alle compagne il RITMO giusto, di volta in volta mutevole, prodotto dalle variabili interne ed esterne alla triade.

La disarmonia invece, sempre in Tipheret, tende ad esprimersi nel venir meno della sua funzione bilanciatrice, di nuovo con un doppio effetto:

1: interno (yin), tende all’annullamento della propria forza e azione, identificandosi in una delle due polarità e accrescendola a dismisura a scapito dell’altra.

2: esterno (yang), tende ad accentrare le forze togliendo le possibilità d’espressione alle sfere polarizzate, oppure abbandona il controllo protettivo delle forze distruttrici interne ed esterne, lasciandolo alla voce del templare, che non sta nè a destra nè a sinistra, ma ti arriva da dietro quando meno te lo aspetti!

Compito di Tipheret bilanciatrice è anche quello di mantenere gli equilibri tra forze opposte. Nessuna deve sopraffare eccessivamente l’altra. Lasciate libere di esprimersi nella tempistica, nella modalità e quantità corrette, crea il ritmo, così come descritto ad esempio nel TAO e nel suo simbolo. La funzione bilanciatrice si sviluppa secondo due linee di intervento: una tendente a sedare o accentuare le forze, l’altra nel permettere  alle polarità sconfinamenti leggeri o quantomeno coerenti con le variabili di tempo, modo e quantità.

Ognuna di esse tenderà per sua natura allo sconfinamento, nel campo di pertinenza delle altre, e questo è corretto e naturale , derivante sia dalla legge del tre, sia dalla legge di risonanza negli equilibri opposti.

NOTE

[1] Gurdjieff descrive il “processo” come “Raggio di Creazione. Vedi LINK

[2] Vedi link

[3] Gli aborigeni del Nord Australia la chiamano Wuriunpranilli. Il nome varia secondo le tribù aborigene e i territori che abitano, ma il mito è comune. E’ interessante il suo essere divinità femminile, con esplicito richiamo alla luce solare, piuttosto che al disco luminoso, a sottolineare la forza generatrice della luce, che crea la vita come il ventre materno.
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Responses

  1. Grazie mille

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