Pubblicato da: Paolo | 23/05/2012

Meditare va bene ma non basta (1)

Ciao a tutti i miei lettori

Oggi ho voglia di condividere con voi alcune riflessioni, nate dalla mia personale esperienza, relativamente a una delle trappole in cui è facile cadere nel proprio percorso evolutivo.

Quasi dieci anni fa, all’inizio del mio percorso di riflessione e di approccio ai temi dell’interiorità (leggi appunto “evolutivo”) ho incontrato, tra le varie metodologie suggerite da più parti, per entrare in contatto con me stesso, anche la meditazione. Ho avuto la fortuna di conoscere Anando, l’ultima segretaria e assistente di Osho, durante un seminario da lei condotto a Riccione nel 2002. Dopo questa esperienza ho continuato a praticare i suoi metodi, che, sottolineo, trovo sempre molto validi, e sicuramente mai banali (chiunque ha provato a fare una Meditazione Dinamica sa di cosa parlo).

Dopo alcuni mesi di intenso e costante esercizio meditativo ha cominciato a nascere dentro di me la sensazione, prima molto flebile, quasi un’impressione fugace, divenuta poi quasi una certezza forte, reale, quasi “tangibile”, che finalmente avevo imboccato la strada giusta. Meditare era tutto ciò che dovevo fare per accelerare la mia evoluzione, ed arrivare finalmente all’illuminazione, la cessazione di tutte le mie sofferenze!

Dopo ogni seduta di meditazione mi sentivo a volte un po’ frastornato, ma poi stavo bene, la mia mente era più leggera, sperimentavo sempre più spesso emozioni positive ed anche a volte molto elevate, come ad esempio commuoversi davanti a un tramonto: segno sicuro che stavo procedendo verso la mia realizzazione personale! Riuscire ad apprezzare anche le piccole cose, mi dicevo, era un segno sicuro di evoluzione spirituale.

In poche parole, se i miei primi trent’anni di vita li avevo passati nell’inconsapevolezza, nella sofferenza e nell’ignoranza spirituale, dopo un paio di anni di pratiche credevo di aver finalmente capito “se non tutto, quasi”, e che presto sarei diventato un vero Uomo.

Eppure c’era dell’altro…

in contrasto con i momenti di pace temporanea, regalata dalla meditazione, al verificarsi di un banale contrattempo, una contrarietà sul posto di lavoro o complicazioni nella vita di tutti i giorni, i limiti del mio carattere si manifestavano ancora più forti. I miei accesi di rabbia erano più frequenti e più distruttivi di prima. Attribuivo la mia aumentata insofferenza ad una mia maggiore sensibilità indotta dalle pratiche e, in definitiva, ad un maggiore sviluppo spirituale rispetto alla media delle persone che mi circondavano, che mi rendeva faceva mal sopportare le loro banalità!

Inoltre il mio umore saliva e scendeva: un giorno andava bene, quello seguente ancora meglio, poi gli striscianti tentacoli della depressione mi ghermivano di nuovo nel loro abbraccio di non-vita (la mia definizione personale di depressione).

Gli aspetti problematici nella mia personalità (che ogni essere umano, a mio parere, presenta in numero più o meno elevato), i conflitti interiori tra l’essere e il fare, negli anni di meditazione e di pratica spirituale, rimanevano invariati, manifestandosi di quando in quando a diversi livelli di “tossicità emozionale”.  Cominciavo a sentire un certo contrasto tra “l’idea di quello che stavo diventando” e “quello che ero” realmente. In occasione di un cambiamento di lavoro, all’esaurirsi del senso di benessere creato da un paio di anni di meditazione, si ripresentavano i soliti problemi: il mio senso di esclusione, di inadeguatezza, la mia rabbia, la mia distruttività. Il tentativo di giustificare tutto come una necessaria sofferenza cedeva il posto a una senso di sconforto.

Nel frattempo riuscivo a farmi irretire da due persone molto opportuniste, sedicenti guru o maestre spirituali che, che in nome della ricerca spirituale e dell’anelito alla consapevolezza, riuscivano ad approfittare della mia sincera disponibilità ed entusiasmo (per fortuna in modo non grave, niente esborsi di soldi o maledizioni scagliate contro di me (!), solo tante promesse di realizzazione mai concretizzate).

Se devo essere sincero – e qui voglio esserlo fino in fondo – la mia ricerca, che consisteva nel frequentare seminari di ogni genere, e leggere una media di due libri alla settimana, il tutto per quasi dieci anni, era motivata, oltre che dalla sincera volontà di aiutare gli altri, anche  per l’ottenimento di un certo potenziale (potere…) personale e dal bisogno di diventare qualcuno.

La legge dello specchio vuole che quindi io abbia trovato, tra i tanti maestri e facilitatori veri e validi, anche queste due persone opportuniste e sfruttatrici.

Per illustrare meglio questo meccanismo vi parlo del contrasto interiore tra volontà di dedizione alla famiglia e il perseguimento dei miei obiettivi professionali e personali, un tema che, già scottante ai tempi della mia infanzia e adolescenza, si ripresentava ora, nell’età adulta, in tutta la sua dirompente conflittualità.

Dopo la nascita di mio figlio, al crescere di nuovi e più grandi impegni famigliari, questo conflitto si è riacutizzato, trasformandosi in senso di costrizione e in difficoltà a conciliare le mie pulsioni individuali, che, data la loro levatura spirituale, pensavo che provenissero nientemeno che dall’anima, dunque perfettamente legittime e anzi necessariamente da seguire, pena una catastrofe karmica che si sarebbe abbattuta su di me a causa del mio “elevato livello di energia”!… Queste pulsioni riguardavano lo studio compulsivo dell’energia sottile, le pratiche energetiche e dei luoghi ad alta energia, di cui avrei voluto diventare esperto al punto da poter aiutare anche altre persone ad usufruirne, il tutto confezionato in una cornice ideale e quindi pressoché irraggiungibile.

Al di là della mia modalità di approccio iniziale, gli insegnamenti che ho ricevuto e che a mia volta ho cercato di ritrasmettere, arricchiti dalla mia esperienza, sono sicuramente sinceri, e, lo ribadisco, sempre di valore, oltre che fonti di sicura, grande soddisfazione, anche in questo momento di ristrutturazione personale, e mi impegnerò affinché, degli obiettivi che ho descritto, in futuro io possa concretizzarne almeno la parte “sana”.

Ma c’era prima di tutto una persona da aiutare.

Me stesso.

E così è cominciato in questa primavera il mio “2012 personale”.

(continua…)

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Responses

  1. Scegliere sempre la strada più impervia e mai la più facile, solo così si impara nella vita.

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  2. Grazie per il post, nel quale mi riconosco moltissimo! F.M.

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    • Grazie Fabiola, sei sempre la benvenuta, mi fa piacere risentirti. Questo è proprio l’anno in cui tutto quello che deve venir fuori si manifesta… vuoi vedere che ‘sti Maya erano proprio dei drittoni?… Alla prossima

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  3. Qui c’é tutto il tuo sentire , il tuo percorso di crescita , il bello e il brutto di tutti noi . nel tuo descritto ho trovato la tua sincerità , il tuo cammino tra un passo avanti e uno indietro anche causa degli incontri fatti con l’altro (gli altri ) . Fa parte della vita e anche se sono incontri brutti fanno sempre bene perché ci aiutano a capire , a capirci e migliorare . Questa é meditazione DINAMIC…dinamica come la vita , fatta di tante sfaccettature e quelle brutte ci fanno migliorare SEMPRE . Grazie administrato , grazie di cuore e non aver paura di donare . Le anime belle non si fermano davanti agli ostacoli , anzi , continuano più forti di prima . Tanta energia postiva per te caro amico del bene . Buon viaggio e buona VITA di bene !
    Alfonsina

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