Pubblicato da: Paolo | 14/09/2011

La tartaruga nella tradizione (2)

In questo post, la seconda parte dedicata alla simbologia della tartaruga, ne descriveremo l’aspetto più esoterico, spaziando dalle leggende dei nativi americani fino alle illuminazioni degli alchimisti europei.

Come al solito, le citazioni di altri autori sono in corsivo, mentre le mie considerazioni e integrazioni in carattere normale.

Longevità e lunga memoria 

Rinomata per la sua memoria, fedeltà, e lunga vita, la tartaruga è simbolo per eccellenza di longevità, sia per il suo prendersela con calma, sia perché, come detto poco sopra, la sua forma corporea esprime l’unione armonica tra il cielo e la terra [1].

L’idea di immortalità va di pari in passo con la fertilità delle acque primitive, regolate dalla Luna, fino a rappresentare demiurghi, eroi civilizzatori e avi mitici. 

Innumerevoli tradizioni sposano queste caratteristiche simboliche, in tutti i continenti. Così, per i Munda, popolo dravidico del Bengala, la tartaruga è designata come demiurgo, dio supremo, sposo della Luna (di nuovo il simbolismo lunare!), con il compito di creare il Sole e di riportare la terra dal fondo dell’oceano. 

Secondo gli Irochesi, un insieme di tribù di nativi americani del nord-est degli Stati Uniti, la Grande Madre degli uomini cade dal cielo sul mare, sempre, quando ancora non esisteva alcuna terra emersa. La prima Tartaruga raccoglie sulla sua schiena la Grande Madre, che il topo muschiato ha a sua volta recuperato da un vaso emerso dal fondo dell’oceano. Così sulla schiena della tartaruga si forma a poco a poco la prima isola che diventerà poi la terra tutta intera [2]. Ma dopo la creazione della terra, emersa dal mare primordiale, ci si accorge che tutto è ancora buio. Allora la Tartaruga chiama intorno a sé gli animali per esaminare la cosa sotto ogni aspetto. Tutti convengono che è necessario appendere una grande luce in cielo, ma nessuno ha le capacità di portarla lassù. Allora Tartaruga chiama Piccola Tartaruga, poiché pensa che forse potrà arrampicarsi sul difficile sentiero che porta in cielo. Tutti gli altri animali contribuiscono ad aiutarla con i loro poteri magici e così fanno una grande nuvola nera riempita all’interno di rocce, nella quale lampi fragorosi fendono l’aria con gran frastuono. Piccola Tartaruga vi sale e viene portata in giro per il cielo a raccogliere dai lampi quanta più luce possibile. Con tale luce forma una grande palla calda e luminosissima, il Sole; poi si mette di nuovo al lavoro e raccoglie ancora lampi, che però le bastano soltanto per formare una palla più piccola, la Luna. A questo punto Tartaruga comanda agli animali scavatori di preparare al margine del cielo due buchi, da cui Sole e Luna possano transitare: da uno scendere e attraverso l’altro arrampicarsi ancora in cielo. Fu in tal modo che, secondo gli Irochesi, si formarono il Sole e la Luna [3].

Un mito vicino a questa etnia che, secondo l’antropologo e storico delle religioni tedesco  Walter Krickeberg (1885-1962), sarebbe di origine algonkina, vede riapparire per due volte la Grande Tartaruga che assicurerà l’evoluzione della specie umana. E’ in questo modo che la Tartaruga passa dalla funzione di cosmofora al ruolo di eroe creatore. Nel primo caso appare infatti sottoforma di un giovane ragazzo con frange sulle braccia e sulle gambe e che, grazie ad arti magiche,  feconda la figlia della Grande Madre celeste, da cui nasceranno gli Eroi Gemelli antagonisti, creatori del bene e del male. Nel secondo caso l’Eroe gemello del bene, essendo caduto in un lago, giunge davanti alla capanna di suo padre, la Grande Tartaruga: questa gli dà un arco e due spighe di mais, un terreno per seminarlo, ed un utensile per arrostirlo (gli Irochesi da popolo di cacciatori diventarono in seguito agricoltori).

La stessa credenza si ritrova anche presso altre tribù nordamericane, come i Sioux ed gli Huron, così come presso numerosi popoli dei monti Altai, i turchi e i  mongoli dell’ Asia Centrale, come i Bouriati o i Dorboti [2]

Mediatrice tra cielo e terra, maestra di conoscenza 

Evolvendosi così, nel pensiero mitico, tra gli inferni del sottosuolo e le invisibili altezze del cielo, la tartaruga è naturalmente legata alle stelle ed alle costellazioni: nella lingua Yucatec (uno dei dialetti della lingua Maya)  lo scudo di Orione è chiamato Tartaruga. Per via di questo stare nel mezzo rispetto al cielo e alla terra, la tartaruga possiede i poteri di conoscenza e di divinazione.

Fig. 1 – il Bagua (da Wikipedia).

In Cina i gusci, su cui si leggevano i Bagua (trigrammi dell’Hi-Ching), erano usati come strumenti di divinazione sin dalla dinastia Shang (1765-1122 a.C.) costituendo, forse, i più antichi oroscopi scritti della storia [5]. Forse questo utilizzo derivava dalla divisione in 24 lastre del bordo del carapace, che corrispondeva alla ripartizione del calendario agricolo [4].

Sono inoltre noti i procedimenti divinatori della Cina arcaica, basati su lo studio degli scricchiolii provocati sulla parte piatta dal carapace della tartaruga (terra) tramite l’applicazione di punte di fuoco; pratiche che si possono paragonare alla funzione della sgabello-tartaruga o sgabello di giustizia che ai giustizieri tikar del Camerun assicurava che gli indiziati non mentissero durante il loro interrogatorio [2].

Presso le etnie dei Dogon e dei Bambara, in Africa, la tartaruga era il simbolo della volta celeste, di potenza, saggezza e avvedutezza ed era quindi tenuta in grande considerazione.

Plinio il Vecchio ci informa della presunta facoltà della chelonia, occhio della tartaruga indiana, di rendere profeta chi la teneva in bocca. E tutto ciò incrementò una cospicua importazione di tartarughe dall’Asia e dall’Africa, dove l’animale era cacciato ma anche considerato sacro [5].

Fig 2 – Da Hypnerotomachia Poliphili (da H. Biedermann, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti, p. 530).

Hypnerotomachia Poliphili è il titolo di un romanzo allegorico uscito nel 1499, di autore anonimo, in cui si descrivono le tappe del un viaggio iniziatico del protagonista (Polifilo) verso il raggiungimento della propria amante (Polia). Qui, fra le 170 xilografie che adornano il volume, ne troviamo una in particolare una: rappresenta una donna che tiene in una mano una tartaruga e nell’altra un paio di ali spiegate (fig. 2).

 Il simbolismo, evidentemente ermetico, di questa antica allegoria, mette in contrasto – o paragona — i valori ctoni e celesti rappresentati dalle ali e dallla tartaruga [2].

Aggiungo che mi pare molto interessante la postura del personaggio femminile: il piede sinistro, che potrebbe esprimere un concetto di radicamento ma anche di evoluzione,di cammino nel mondo materiale, è ben posato e dunque radicato a terra, mentre quello sinistro, connesso a un’idea di dimensione dinamica in ambito spirituale, è proteso, “guarda” verso l’alto dove tradizionalmente troviamo la sede dello spirito. Dunque, riassunto nella tartaruga, di nuovo l’unione di significati che rimandano all’intima connessione tra il cielo e la terra, opera che si realizza sempre nel luogo sacro che ho posto alla base della mia conferenza a Pontboset e di cui ho dato molti esempi in questo blog (vedi i post compresi nella categoria Luoghi ad alta energia).

Dom Pernety, il celebre ermetista del XVIII secolo, vedeva in queste ali gli attributi di Mercurio (Hermes per gli antichi, l’iniziatore per eccellenza) e nella tartaruga, in particolare nel suo carapace, la materia con cui Mercurio avrebbe fabbricato una cetra. Questa trasformazione della tartaruga in cetra riassumerebbe proprio tutta l’Arte dell’alchimia. Dopo la sua preparazione, essa, diventa in effetti, agli occhi dell’alchimista, il più eccellente rimedio. Essa sarebbe della stessa razza di Saturno, come il piombo, prima materia dell’Opera

Poiché ogni antidoto porta in sé una natura di veleno (farmakon in greco vuol dire sia “veleno” sia “medicina”), il simbolo può anche assumere presso gli alchimisti una natura apparentemente  ambivalente, ed è questo che significa questo brano dell’inno omerico a Hermes (Mercurio) in cui il dio si rivolge alla tartaruga:

Io ti saluto, gentile natura, sei per me un sì felice presagio.

Come, essendo della razza delle conchiglie, vivi su queste montagne?

Ti porterò da me, e tu mi sarai molto utile.

E’ più importante che io ne faccia qualcosa di buono di te, piuttosto che tu fossi fuori per nuocere a qualcuno,dato che tu rappresenti in vita un veleno molto pericoloso e diventerai qualcosa di buono dopo la tua morte…

I filosofi ermetici vedono in questo rivolgersi alla tartaruga un riassunto dell’opera alchemica: la tartaruga è uno dei grandi veleni prima della sua preparazione ed il più eccellente fra i rimedi dopo che essa sia stata preparata. Con essa Mercurio si procura delle ricchezze infinite, tali che sono come quelle donate dalla pietra filosofale [2].

Guarda caso (!..) anche gli alchimisti cinesi considerarono la tartaruga come il punto di partenza dell’evoluzione, in accordo coi miti e le leggende rievocate più sopra. Invece che simboleggiare a causa del suo contatto con la terra e addirittura la sua natura ctonia, sotterranea, un’involuzione, una regressione, essa sarebbe al contrario il principio dell’opera di spiritualizzazione della materia, di cui le ali nella tavola appena descritta simboleggiano la conclusione [2].

Nel prossimo e ultimo post sulla simbologia della tartaruga approfondiremo gli aspetti della simbologia legati alle radici, al senso di appartenenza e alla capacità di connettersi a se stessi attraverso un senso di identità profonda.

Note al post

[1] Giulia Boschi, Medicina Cinese: la radice e i fiori, cit. nel sito web http://www.latartaruga.net/it/tartaruga.html

[2] Tratto da Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli
, ed. BUR Rizzoli 1999, alla voce Tartaruga

[3] Annalisa Ronchi, Ovunque il sole splende, pagina web dal sito del Planetario di Ravenna, sezione saggi & monografie. (http://racine.ra.it/planet/testi/sole2.htm).

[4] Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti (serie le Garzantine).

[5] http://www.webalice.it/salvatorecurcio/CURIOSITA’.html

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