Pubblicato da: Paolo | 16/07/2011

Le forme-pensiero (3): come affrontarle

Fig. 1 – forma-pensiero dissociata (da B.A. Brennan, Mani di Luce, Corbaccio ed.)

Nel precedente post abbiamo detto che le forme-pensiero sono nostre creazioni, noi ne siamo gli artefici e solo noi possiamo intervenire per evitare che si formino o per ridurne gli effetti sui nostri corpi mentale, emotivo e fisico. Grazie alle conoscenze sul funzionamento sottile dell’uomo, sono stati scoperti i sistemi attraverso cui i terapeuti possono aiutarci.

Come? Ce ne parla la nostra testimone, di cui pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’intervista, unitamente ad alcune riflessioni.

Curiamo Atlantide:  l’aspetto per così dire “comportamentale” delle forme-pensiero è molto interessante. Pur parlando e discutendo anche di aspetti “teorici” desideriamo anche ricavare alcune indicazioni concrete, o, come mi piace dire, operative. Secondo te, quando le forme-pensiero diventano veramente limitanti per la vita di un soggetto, che cosa si può fare?

G.N.: Beh, sradicarle, assolutamente! 

Curiamo Atlantide: tu conosci dei metodi per poterlo fare, quali indicazioni daresti alle persone che, rendendosi conto di questo limite, desiderano sradicare lo schema energetico?

G.N.: è molto, molto difficile rendersi conto di essere chiusi all’interno di schemi energetici. Bisogna essere molto obiettivi e distaccati nell’analizzare i propri comportamenti.

Mi chiedi come curare le forme-pensiero? Secondo me bisogna portare a conoscenza della persona il momento traumatico all’origine della forma-pensiero,  un episodio racchiuso nel  suo subconscio, che bisogna, con tutta la delicatezza del caso, portarlo a  galla. Così si fa già una buona parte di lavoro.

Posso parlare della mia esperienza personale: continuavo a desiderare libertà perché mi rendevo conto di essere chiusa in schemi di comportamnto, meccanismi che mi facevano sentire come in gabbia. Poco alla volta ho avuto occasione di trovare alcuni libri sulle forme-pensiero e allora ho capito qual era l’origine di alcuni di questi meccanismi.

E poi si dovrebbe intervenire a livello energetico, perché le forme-pensiero sono attaccate, con legami energetici, alle parti del corpo toccate dal trauma.

Ultimamente ho trovato delle conferme in un libro di Zamperini che tu conosci [1]. Una definizione mi ha colpito particolarmente: i fiori di Bach curano le forme-pensiero! Sono andata da una ragazza che conosco, molto esperta in fiori di Bach. Mi ha confermato che effettivamente il dott. Bach, da quello che ho capito, (io non ho mai letto nulla su questo argomento, però prometto di approfondire), studiava i comportamenti dei fiori. Si è reso conto che determinati comportamenti dei fiori assomigliavano ai comportamenti di alcune persone. Erano schemi. E in base a questi schemi prescriveva il fiore per curare determinate problematiche.

Curiamo Atlantide: potremmo quasi definirlo una specie di meccanismo omeopatico, in cui Bach, attraverso le forme-pensiero emesse dai fiori (che hanno un’alta frequenza) andava a curare e a compensare forme-pensiero analoghe, ma di più basso livello, degli umani e della loro psicologia.

G.N.:  sì. Credo che questo sia stupefacente. Sono gli stessi schemi di comportamento.

Curiamo Atlantide: quindi oltre a un approccio di tipo psicoterapeutico (che, ricordiamo, deve essere svolto solo da psicologi professionisti o da psicoterapeuti in possesso della laurea in medicina e chirurgia e dell’abilitazione alla professione), consiglieresti anche un’azione a livello energetico, sottile?

G.N.:  sì, i due approcci vanno usati insieme. Secondo me si può infatti iniziare da uno dei due, pur non trascurando l’altro, dato che servono entrambi per guarire completamente, perché altrimenti la forma-pensiero si rigenera, prima o poi.

Curiamo Atlantide: c’è un’esperienza che vuoi raccontarci, riguardante forme-pensiero di tipo “positivo”? Ad esempio mi  raccontavi che una volta, durante una meditazione di gruppo, hai visto nascere una particolare forma-pensiero collettiva, prodotta da un gruppo di persone che meditando in qualche modo sincronizzavano le loro energie al punto di generare qualcosa di molto bello e anche di molto prezioso. Vuoi parlarcene?

G.N.:  sì, avevo visto nascere questa forma-pensiero legata strettamente al tema della meditazione (la benedizione della Terra). Inizialmente ho visto tante piccole forme-pensiero che si unificavano, assumendo tutte più o meno la stessa forma, abbastanza definita, devo dire, a mano a mano che progredivano le varie fasi della meditazione. Alla fine, queste piccole forme-pensiero diventavano una piccola egregora, positiva, molto bella.

Curiamo Atlantide: quindi un gruppo di persone, attraverso la meditazione, può creare una forma-pensiero collettiva. Secondo te queste forme hanno una loro azione, intesa ad esempio come capacità di esercitare dei cambiamenti sulla realtà?

G.N.:  sì, perché esse agiscono su di noi e noi agiamo di conseguenza. La realtà è quello che creiamo con il nostro pensiero, di fatto. Ribadisco: le forme pensiero, per “positive” o “negative” che siano, sono comunque un po’ limitanti.

Curiamo Atlantide: rispetto alla possibilità di influire sulla realtà attraverso la meditazione abbiamo già parlato nel post Terremoti e guerre: lavoriamo per la massa critica. Qual è la tua personale definizione di forma-pensiero?

G.N.:  le forme-pensiero sono binari nei quali una persona s’infila e a quel punto non è più soltanto la persona a decidere per la sua vita, essendo pesantemente influenzata. Se poi si tratta di una forma-pensiero positiva, è ancora più facile. Sono dei binari bellissimi, positivi, però sono sempre binari. E la libertà dell’individuo è fortemente limitata. Il positivo e il negativo,il bene e il male sono concetti che secondo me non esistono al di fuori della Terra su cui viviamo. Non esiste una morale cosmica.

Curiamo Atlantide: quando una frana scende dalla montagna… non lo fa con l’intenzione di fare del male a qualcuno in particolare…

G.N.:  sì, esistono comunque rapporti di causa-effetto ma è un concetto molto più complesso ed elaborato e scollegato dall’idea di bene e male, di punizione.

Curiamo Atlantide: in effetti personalmente sto cercando da tempo dei termini per descrivere e distinguere le forme-pensiero: ad esempio quelle “limitanti”, ossia che tendono a lasciarti sempre negli stessi schemi (che assimilerei al concetto di “binari” di cui parlavi prima) ed “evolutive”, cioè che ti spingono in qualche modo a crescere. Cosa ne pensi?

G.N.: io, per la mia esperienza, considero le forme pensiero sempre un po’ limitanti anche se create con intenzioni “evolutive”.

Anne Givaudan di recente tenuto una conferenza ad Aosta sulle forme-pensiero. Verso la fine ricordava che esse vengono create ad arte attraverso tutti i mezzi d’informazione del mondo per controllare le folle. Sono binari. Una forma-pensiero, ripeto, secondo me nella sua essenza è un binario. Che può portare, in alcuni casi al suicidio o all’omicidio oppure al miracolo. Col tempo probabilmente ne capirò di più, ma per ora le percepisco così.

Curiamo Atlantide: bene, mi pare proprio che hai evidenziato alcuni aspetti importanti, e suggerito parecchi spunti di riflessione sui quali tornerei volentieri in futuro.

Parlare con te di queste cose significa per me e per tutti noi acquisire delle informazioni preziose e imparare concretamente dall’esperienza, che è un po’ lo spirito dei contributi di Curiamo Atlantide.

Ti ringrazio tantissimo, personalmente e anche a nome di coloro che ci seguono, per averci raccontato la tua esperienza su questo interessante e spesso cruciale argomento. Un tema dai tratti forse un po’ misteriosi ma che è possibile investigare e divulgare a beneficio di tutti coloro che sono sulla via dell’evoluzione personale e che aspirano alla liberazione da tutto ciò che può limitare la nostra libertà e la nostra espressione individuale.

G.N.:  Grazie a te.

Alcune considerazioni 

L’induzione di un rigido schema stimolo-reazione indotto da forme-pensiero radicate in profondità nel campo energetico di un soggetto può essere assai dannoso. Uno schema disfunzionale ripetuto nel tempo genera infatti emozioni negative che tendono a stratificarsi e a sedimentarsi nel campo energetico. Gli strati si rinforzano sempre più a ogni interazione con la propria interiorità, o con l’esterno, vissuti in modo conflittuale o negativo.

Alcuni autori descrivono questo processo come cristallizzazione delle emozioni, un fenomeno che possiamo spiegare con una semplice metafora. Come un freezer deve necessariamente utilizzare una grande quantità di energia per mantenere il suo reparto interno a  temperatura molto più bassa di quella esterna, così, allo stesso modo, per il campo energetico del nostro soggetto mantenere forti contenuti emozionali bloccati in profondità implica il consumo costante di una grossa quantità di energia sottile. Egli, in quanto dotato di poca energia, avrà molta difficoltà a effettuare cambiamenti evolutivi, ossia nella direzione del superamento dei propri traumi, dato che gran parte della sua energia quotidiana è spesa di continuo (24 ore su 24, come il freezer che non spegniamo mai) a mantenere lo status quo.

Il basso livello energetico che ne deriva, influendo negativamente sulla componente emozionale e quella fisica, può anche causare difficoltà nel mantenere gli equilibri necessari per la buona salute. Di qui l’insorgere di sintomi e disturbi a vari livelli. Come dicevo nell’introduzione, a livello mentale si può riscontrare poca chiarezza, difficoltà di attenzione, apprendimento e memoria, mentre a livello emotivo, si può verificare instabilità nel carattere e sbalzi di umore. Alla fine il tutto si può ripercuotere sul fisico sottoforma di malattie o anche di incidenti.

Esemplificando ancora, è comprensibile che una persona che sia stata investita in passato da un’automobile, provi un certo (motivato) timore ogni volta che deve attraversare la strada. Di solito in capo a qualche mese il trauma viene elaborato e quindi la persona supera gradatamente le conseguenze dell’incidente e la sensazione di grande paura, dimenticando progressivamente l’episodio. In altri casi può capitare invece che questa paura, invece di affievolirsi, possa nel tempo ingigantirsi fino a sfociare in veri e propri attacchi di panico ogni volta che deve attraversare la strada. La paura intensa e ripetuta può, alla lunga, a causa ad esempio dello stress delle ghiandole surrenali (connesse al rilascio nell’organismo di sostanze quali l’adrenalina, per incentivare l’individuo a una fuga da – in questo caso – un ipotetico nemico) dare origine a tutta una serie di sintomi: dall’ipertensione, alla difficoltà ad addormentarsi, all’ansia, a disturbi digestivi  ecc.

Anche la nostra intervistata (G.N.) è d’accordo che per la riduzione del problema è necessario un doppio approccio, sia di tipo immediato, a livello energetico, sia agendo sui meccanismi profondi, attraverso un approccio terapeutico serio.

Ricordo, come già dicevo nell’introduzione a questo post, che il terapeuta può aiutare la persona a lavorare sulle forme-pensiero presenti nel suo sistema, riuscendo, se in possesso di una tecnica efficace, e di sufficiente competenza ed esperienza, persino a eliminarle. Il soggetto sperimenterà un’improvvisa sensazione di sollievo e di leggerezza, come se si fosse appunto liberato da un peso. Sensazione che corrisponde alla disponibilità di una certa quota di energia, quella che precedentemente era impegnata dal processo di “cristallizzazione” e di cui ora il soggetto può disporre liberamente.

Ma in questa seconda fase il compito del soggetto è quello di far sì che le sue forme-pensiero non si formino più, ossia lavorare per riconoscere e quindi trasformare gli schemi energetici alla base, quelli che hanno consentito la formazione della forma-pensiero o l’attiramento nel proprio campo di schemi energetici estranei per risonanza.

E questo è un risultato che si può raggiungere solo con un continuo lavoro su di sé, eventualmente con l’aiuto di qualche terapeuta esperto.

Un consiglio: diffidate di chi vi propone di eliminare tutte le vostre fobie e i vostri problemi  guarendovi definitivamente da tutti i vostri disturbi, magari attraverso qualche lavoro di gruppo dai toni più o meno mistici (o magici), ma senza che ci sia consapevolezza, impegno e lavoro quotidiano da parte dei partecipanti… La bacchetta magica per queste cose non esiste, ci vuole intenzione di guarire, volontà e sforzo continuo.

E, già che ci siamo, molta, molta fede nella possibilità di liberarsi!

Nota bibliografica

[1] Roberto Zamperini e S. Germani, Fisiologia Sottile (Anatomia sottile vol. 2). Macro Edizioni, Diegaro di Cesena 1° ed. settembre 2005, p. 94.

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