Pubblicato da: Paolo | 22/03/2011

Terremoti e guerre: lavoriamo per la massa critica

Terremoto in Giappone, tsunami, radioattività, la guerra: tutto nel giro di nove giorni. Come molti (forse tutti) mi sento scosso. Voglio però lanciare un messaggio di azione, prendendo spunto dall’ultimo commento di Sara sul post Le Forme-pensiero (1).

La mia impressione è che l’idea stessa di sicurezza e di durevolezza  che abbiamo in questa parte del mondo che vive in mezzo agli agi sia messa profondamente in discussione.

Il Giappone, paese-simbolo dell’occidentalità, viene messo in ginocchio dalla natura, attraverso l’azione devastante dei quattro elementi della tradizione:  il sisma (terra), il maremoto (acqua), e le radiazioni (aria, che ricorda il modo con cui le radiazioni si espandono, attraverso il vento e le correnti atmosferiche; fuoco, basti pensare agli effetti che le radiazioni in quantità pericolosa provocano alla pelle e in parte agli organi interni: irritazioni, infiammazioni, ustioni).

Vorrei esprimere in queste poche righe tutta la mia compassione, il rispetto e l’ammirazione per il popolo giapponese e per gli abitanti della Libia, della Tunisia, dell’Algeria e dell’Egitto sinceramente animati da ideali di giustizia e libertà.

Di fronte a questi eventi, così drammatici e concatenati (ricordo che il sisma giapponese è stato preceduto da quelli in Cile e in Nuova Zelanda, e che l’attacco alla Libia arriva dopo settimane di scontri in tutta la costa nord africana) la tentazione è quella di pensarci il meno possibile o di non pensarci affatto.

Dal mio (e nostro) punto di vista sappiamo che pensare insistentemente a qualcosa di drammatico da una parte non fa altro che propagarne gli effetti e , dall’altra abbassare il nostro livello di vitalità, cosa che può alla fine fine far stare male anche noi. A quel punto non saremmo di molto aiuto.

L’alternativa potrebbe essere quella di passare all’azione:  le iniziative di solidarietà si stanno moltiplicando, e penso sia giusto e importante (a volte essenziale) che ognuno offra il suo aiuto materiale nel modo che ritiene più utile, attraverso i canali che conosce o preferisce.

Nel mio modo di vedere la vita ritengo che tutte le cose e le persone siano unite in un inestricabile intreccio, e da questo può nascere l’idea di un’ulteriore forma di aiuto non materiale ma, a medio termine, probabilmente altrettanto efficace.

Che tra gli umani in particolare esista una  “rete di luce” che collega tutte le coscienze è un concetto che troviamo in quasi tutte le culture tradizionali. Ultimamente anche la ricerca scientifica sta cercando di dimostrarlo, e già ci sono casi eclatanti che lo dimostrano: per chi vuole approfondire consiglio il sito del Global Consciousness Project, condotto dall’università di Princeton (USA) e che utilizza stazioni di monitoraggio sparse in tutto il mondo (guardate qui una prima valutazione dei risultati riguardanti gli ultimi eventi) e quello di Rosalia Stellacci (fisica ricercatrice e insegnante di Yoga), che parla dell’effetto Maharishi. E’ incredibile come i tracciati dell’attività cerebrale di un gruppo di meditatori si assomiglino fra loro!

Partecipare alle meditazioni indette a livello internazionale, a ore prestabilite (in modo, cioè, che nello stesso fuso orario – ossia in uno spicchio di pianeta che è un ventiquattresimo della superficie totale – tutti coloro che accolgono l’invito possano contemporaneamente sintonizzarsi).

In tutto il mondo si organizzano varie iniziative. Ne cito un paio.

1) Per chi conosce la Meditazione dei Cuori Gemelli (creata da Master Choa Kok Sui) può prendere parte , dalle 7 alle 9 o dalle 20 alle 22, alla meditazione composta dai seguenti passi:

a) eseguire la Meditazione dei Cuori Gemelli;

b) recitare 3 volte l’OM;

c) recitare 7 volte il mantra “OM MANI PADME UM”

d) recitare la frase: “Noi siamo milioni di piccoli cuori, con infinita gratitudine, rispetto e amore“.

La meditazione si può trovare in una buona libreria esoterica, le opere di MCKS sono distribuite dalla EIFIS.

2) Oppure aderite a questa meditazione, prevista per le 23:30 di giovedì prossimo, il 24 marzo e coordinata dal gruppo Meditazioni Globali, coordinato da Stazione Celeste.

L’augurio è che si possa costruire tutti insieme una massa critica di persone in supporto a chi sopravvive alle catastrofi, sia quelle generate dalla Terra sia quelle causate dall’uomo. L’aumento della consapevolezza globale ha sicuramente effetti positivi: diminuzione della gravità di questi fenomeni e sull’aumento della rapidità con cui le situazioni si riportano all’equilibrio.

In più, meditare fa bene anche a noi e quindi possiamo essere più di aiuto anche a chi ci circonda nella vita di tutti i giorni.

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Responses

  1. Ciao Paolo, due riflessioni :

    La prima a cui accenni anche tu, se è vero che attiriamo quello che si pensa, non è che tutto sto parlare del 2012 in termini catastrofisti sarà in realtà il vero motivo per cui (se succederà) si materializzerà così… (ovvero se non ne avessimo mai parlato/pensato magari non sarebbe stato)

    La seconda cito testualmente “’idea stessa di sicurezza e di durevolezza che abbiamo in questa parte del mondo” non so se è quello che volevi dire anche tu, ma è quest’ idea ad essere sbagliata di fondo, noi stessi non duriamo, invecchiamo e (anche se è duro accettarlo) prima o poi moriremo.

    In questo momento in cui bisogna lasciare andare gli attaccamenti per progredire la natura ci sta facendo vedere il nostro attaccamento (o meglio quello della nostra ragione, che per la maggior parte delle persone è poi la stessa cosa) alla sicurezza, ma in realtà questo attacamento serve solo a celare una paura, invece di un’ accoglienza, verso il domani sconosciuto.

    Finchè avremo paura del domani, invece che accoglierlo come una nuova opportunità, il nostro oggi non sarà mai sereno.

    Un abbraccio di luce

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    • Ciao Julian, innanzitutto grazie per il tuo commento. Cerco di rispondere per punti.

      1) per quanto riguarda se “ce la stiamo tirando addosso” credo che, come esseri dotati di libero arbitrio, in effetti abbiamo anche il potere di materializzare modalità di cambiamento contraddistinte da gradi diversi di sofferenza. Siamo indubbiamente in una fase di transizione, per cui possiamo scegliere ogni giorno se focalizzarci su un cambiamento traumatico o su una forma di transizione il meno devastante possibile. Non sono mai stato fra quelli che predicono disgrazie, anche perché penso sia più costruttivo cercare di comprendere quali segnali abbiamo intorno e in quale modo possiamo migliorare il nostro comportamento affinché il cambiamento si verifichi (in noi, nella nostra famiglia, quartiere, posto di lavoro, e poi nazione e infine pianeta) nel modo meno traumatico possibile. Abbiamo il potere non di decidere che sia così, ma di chiedere questo per noi. E chiedendolo magari cominciamo a farlo ogni giorno, affinché diventi piano piano una realtà, a partire dal livello del singolo fino a quello collettivo. Ho citato l’effetto Maharishi proprio per dimostrare che si può fare. Ti suggerisco di andare a leggere come cambiano le statistiche quando un gruppo medita consapevolmente all’interno di una città… ecco il nostro potere!

      2) Vista l’onda emozionale che accompagna questi eventi, e il dolore che contraddistingue coloro che hanno perso i genitori, il compagno, i figli, la casa, il lavoro e l’idea stessa di poter andare avanti, ho preferito volutamente non connotare in alcun modo questo bisogno di sicurezza, idea, che, sì è proprio così, si sta sgretolando, spazzata via da tutti gli eventi a cui stiamo assistendo negli ultimi 25 anni.

      3) Sicuramente l’attaccamento è alla base di ogni sofferenza, ma tu riusciresti a essere così lucido se fossi un sopravvissuto dello Tsunami? Ripeto, sono d’accordo con te al 100%: nulla dura in eterno, la medicina per l’umanità (non solo gli appartenenti alla parte ricca del pianeta) è che ognuno lavori su di sé e sui propri falsi attaccamenti e paure di perdere qualcosa di esterno, ma in questo momento drammatico preferisco tacere di questo e piuttosto far parlare il mio cuore che sta invece invocando una prospettiva di cambiamento.
      Sai, in fondo stiamo parlando mentre abbiamo un lavoro, una casa, degli amici e godiamo di ottima salute.
      In questo istante i messi alla prova non siamo noi, quindi per rispetto ho preferito tacere.
      Un abbraccio anche a te, grazie ancora per la tua interazione.

      Mi piace


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