Pubblicato da: Paolo | 15/03/2011

E’ il pensiero che conta!

Qualche settimana fa stavo passeggiando per le vie della mia città e pensavo a Jung, dicendomi “voglio cominciare a leggere qualcosa di più approfondito sulla sincronicità, anche sul concetto junghiano di inconscio collettivo”, quando…..

…decido di chiamare un’amica al telefono, anche lei molto interessata a questi argomenti, e nello stesso momento sto passando davanti a una libreria.

Vedo una grande “J” gialla e il nome dell’illustre psicanalista di Zurigo. A quel punto segnalo la cosa con sorpresa alla mia amica e, terminata la conversazione, mi affretto a entrare nel negozio a comprare il volume in questione.

Si tratta di un’edizione tascabile della Boringhieri, dal titolo L’analisi dei sogni-Gli archetipi dell’inconscio-La sincronicità e che fa parte di una collana dal titolo “E’ il pensiero che conta”. Raccoglie in una serie di volumetti alcune opere di Freud, Einstein, Godel, Lorenz, e altri grandi del secolo scorso.

Nel volume di Jung che rigiro ammirato e sorpreso tra le mani vedo che sono riuniti i saggi “L’analisi dei sogni“, “Gli archetipi dell’inconscio” e, soprattutto, il fondamentale “La sincronicità come principio di nessi acausali” del 1952, scritto decenni dopo il primo contatto con il fisico svizzero di origine austriaca Wolfgang Pauli (1900-1958), con il quale cercò di elaborare una visione dei fenomeni sincronicistici sia dal punto di vista degli studi della psicologia del profondo sia delle nuove e spesso sorprendenti acquisizioni della fisica quantistica.
Dalla visione dei due grandi scienziati nacque un tentativo coraggiosissimo di mostrare come tra le differenti parti del creato non potesse essere delineata una netta separazione: del resto, e questo già Heisemberg lo aveva dimostrato enunciando il suo famoso principio di indeterminazione, non si poteva neanche più considerare lo sperimentatore separato da ciò che sperimenta.

Questo nuova visione o paradigma si andava affermando come superamento della visione deterministica (= solo le cause determinano effetti; ogni effetto ha una causa) e meccanicistica elaborata precedentemente dagli studiosi. L’idea di uno sperimentatore separato da tutto il resto cominciava a andare in crisi.

A un anno dalla pubblicazione dell’opera di Jung di cui stiamo parlando,  Pauli pubblicò nel 1953 Psiche e Natura.

L’esitazione da parte di Jung a uscire con un ‘opera esplicita sulla sincronicità si spiega con il fatto che (cito dall’introduzione del saggio del ’52) “le difficoltà del problema e della sua esposizione mi sembravano troppo grandi; e troppo grande la responsabilità intellettuale, senza la quale un argomento del genere non può essere trattato. Infine, mi sembrava troppo inadeguata la mia preparazione scientifica“.

Quello che lo spinse ad agire, infine, furonovent’anni di raccolta di esperienze da parte sua e dei suoi pazienti, come Jung racconta, sempre nella prefazione: “non ho mai smesso di stupirmi nel vedere quante persone hanno fatto esperienze di questo genere, e con quanta cura si è custodito ciò che è inspiegabile. La mia partecipazione a questo problema ha quindi radici non solo scientifiche, ma anche umane“.

A chi è seriamente interessato a questo argomento, ma anche ad approfondire l’immenso e ancor oggi illuminante lavoro di Jung, consiglio di leggere quest’opera, cercando di superare l’apparente teoricismo che in alcuni passaggi può scoraggiare qualcuno. Per Jung la teoria è sempre unita all’esperienza, nello stesso modo in cui egli ritenne sempre la sua visione ed esperienze personali fattori da non trascurare e spesso decisivi nella comprensione dei suoi pazienti e del resto dell”umanità.

Ma quanti di noi citano “l’inconscio collettivo” o il fatto di aver avuto delle sincronicità senza aver mai letto una parola dell’autore di questi (ancor oggi, per molti) rivoluzionari concetti?

Io sono uno di questi.

Dopo aver terminato La sincronicità cercherò di rimediare leggendo anche il già citato saggio del 1936 “Gli archetipi dell’inconscio“, in modo da saperne di più.

Se scopro qualcosa di interessante ve ne parlerò sicuramente. Interessante, per me, significa anche “trasferibile in qualcosa di concreto”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: